Un po’ di storia: L’autismo

Non tutti sanno cosa comporti e cosa provchi questa malattia. Spesso però si sa riconoscere la malattia in sè, in quanto ha segni evidenti.
Diciamo innanzi tutto questo: si tratta di un disturbo Neuro-Psichiatrico. I sintomi più evidenti sono un distacco sociale e comunicativo con gli altri individui. La manifestazione di tali sintomi avviene nei primissimi anni di vita (circa 2-3 anni) e colpisce dalle 5 alle 50 persone ogni 10’000.

I primi cenni di sintomatologie riscontrabili negli autistici, risalgono al XIX secolo, più precisamente da John Langdon Down (scopritore della sindrome che porta il suo nome); il termine autismo, però, venne introdotto da uno psichiatra di nome Eugen Bleuler, nel 1911. Fu però Hans Asperger ad utilizzarlo nella forma che intendiamo oggi, nel 1938. Nel 1943, infine, il termine autismo venne identificato in una sola patologia da Leo Kanner. Nei mesi che seguirono alla pubblicazione su riviste scientifiche del disturbo, Kanner venne contattato da decine di famiglie che riscontrarono i sintomi nei loro figli. Il primo dato comune che il medico riportò, fu che le madri fossero quasi tutte donne in carriera. Il dato importante che tralasciò, fu che queste donne potevano tutte permettersi le spese mediche e che potessero aver avuto notizia di lui perchè appartenevano tutte a famiglie benestanti. Solo dopo alcuni anni, ci si accorse che il distubo era in realtà “distribuito” anche nelle famiglie più povere e, nel 1969, ammise che la sua ipotesi iniziale era quanto mai riduttiva. Quando si capì che alla base dell’autismo vi era un problema neurologico, molti genitori si affidarono a qualsiasi cosa, pur di ottenere miglioramenti; miglioramenti che si sarebbero ottenuti in egual modo dai placebo.

Questo, infatti, è uno dei maggiori punti di appiglio dei medici farlocchi che vendono pseudoscienza alle famiglie disperate che cercano solo di trovare conforto per figli e genitori.

I sintomi

Principalmente sono raggruppabili in:

Problemi di comunicazione verbale/non verbale, dove il soggetto disturbato non riesce ad acquisire un contatto con altre persone (o se lo fa, in modo molto limitato) . La cosa più comune è l’ecolalia, cioè la ripetizione di parole o frasi sentite, anche a distanza di tempo.

Problemi di interazione nella società

Stereotipie, ovvero il soggetto ripete movimenti o azioni in modo continuo.

Indisposizione ai cambiamenti, che spesso raggiunge il livello di paura o fobia; si può comunque dividere in due parti, vi sono infatti coloro che riordinano le cose allo stato a loro familiare e vi sono coloro che sono passivi a qualsiasi cosa.

image Per portare un esempio noto ai più, il film “Rain Man” (uscito nel 1988, cioè ad un periodo relativamente vicino alla scoperta della malattia) tratta proprio della storia di una persona autistica e di suo fratello, che cerca di portarlo via con se per arrivare a scopi personali.

Le possibili cause

Ad oggi, le cause del disturbo autistico non sono del tutto chiare.
Principalmente si possono dividere in due categorie:

Fattori genetici, che non sono ancora chiari e che, allo stato attuale degli studi, non sono stati individuati in geni specifici; è quasi certo che un ruolo fondamentale (nell’aumento del rischio) è dato dall’ereditarietà e dall’età dei genitori, quindi non si tratta di un disturbo derivante da una causa post-nascita, come ad esempio gli antivaccinisti vogliono far credere tramite dati fuorvianti.

Fattori ambientali, che comprendono l’azione di sostanze teratogene, alcohol, fitofarmaci, infezioni e malattie (diabete, problemi alla tiroide, stress) che colpiscono la madre nelle prime settimane (6-8) di gestazione; si tratta però solo di aumento del rischio e fin’ora non sono stati evidenziati meccanismi precisi.

Si stima che le persone affette da autismo nel mondo, siano circa 68 milioni.

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