L’ABC dell’omeopatia

Quando si parla di omeopatia, spesso si pensa che curarsi con l’omeopatia significhi utilizzare come medicine “sostanze naturali”, come se la differenza con la medicina tradizionale (o “allopatica”, per gli omeopati) fosse soltanto il fatto che quest’ultima si serva (anche) di “sostanze chimiche/artificiali/di sintesi”. Questa convinzione molto diffusa è imprecisa per almeno due motivi:

  1. La medicina tradizionale/allopatica (o meglio, scientifica) non ha preclusioni per le sostanze di origine naturale. Ad esempio, si utilizzano antibiotici prodotti naturalmente da alcuni microrganismi per sgombrarsi  il campo dai competitori, il più famoso è la penicillina, prodotta dal fungo Penicillium chrysogenum. E sono diversi anche i farmaci di origine vegetale. Si può pensare alla digossina, un farmaco per il trattamento della fibrillazione atriale e di alcuni tipi di scompenso cardiaco, estratto da piante del genere Digitalis o agli antitumorali estratti dal tasso, Taxus brevifolia, (derivati del taxolo) o dalla Camptotheca acuminata, derivati delle camptotecine. Tra le “scienze del farmaco”, infatti, ne esiste una, la Farmacognosia, che ha come oggetto proprio lo studio delle sostanze di origine vegetale ad attività terapeutica.
  2. L’omeopatia utilizza sì “sostanze naturali” ma questo non è neanche il più importante dei principi alla base di questa “medicina alternativa”. A ciò si aggiungono altri principi necessari a fare di una sostanza naturale un “rimedio omeopatico”. Principi che adesso esamineremo per capire come mai questo approccio trova più spazio tra le pseudoscienze che tra le scienze.

I principi su cui si basa

  • “Similia similibus curantur”
    Ovvero, il simile cura il simile. Si contrappone all’approccio della medicina tradizionale basato sul “Contraria contrariis curantur” che consiste nel contrastare una condizione indesiderata con una sostanza o un intervento che abbia effetti contrari. Ad esempio, un paziente che soffre di ipertensione (pressione arteriosa elevata), prende dei farmaci che abbassano la pressione. Il padre dell”omeopatia, Samuel Hahnemann, invece, elaborò una teoria differente. Facendo degli studi sulle piante (del genere Cinchona) da cui si ricava il chinino, un antimalarico, si accorse che assumendo questo medicinale quando si è sani si sviluppano sintomi simili a quelli della febbre. Con questa osservazione si convinse che questo fosse il meccanismo d’azione di questo farmaco contro la “febbre malarica” e che per curare una patologia, dunque, sia possibile utilizzare una sostanza che causa sintomi simili a quelli della malattia stessa, purché opportunamente diluita.
  • Le diluizioni
    Diluita, sì, ma quanto? Prima di rispondere a questa domanda, ricordiamo cosa voglia dire diluire. Per una soluzione acquosa (ossia una o più sostanze sciolte in acqua), diluire vuol dire aggiungere acqua alla soluzione, fare quello che in cucina viene chiamato “allungare”. Provate a immaginare di versare in un bicchiere un po’ di sciroppo alla menta per fare “acqua e menta” e di volerla bere con un cucchiaino. Più acqua aggiungete, meno si sentirà la menta in un cucchiaino della bevanda. Questo succede perché più una soluzione è diluita, più sarà inferiore la quantità di sostanza sciolta in una certa quantità di soluzione (nel nostro caso, un cucchiaino).
    Torniamo, quindi, alla domanda originale. Quanto è diluito un prodotto omeopatico? Esistono diversi tipi di diluizioni omeopatiche. Ve ne mostreremo due.

    • Diluizioni centesimali di Hahnemann
      Vengono indicate con numeri preceduti o seguiti dalla sigla “C” o “CH”. Si prepara inizialmente un estratto, chiamato “tintura madre“, della “droga naturale” (ad esempio foglie, radici o cortecce che contengono la/e sostanza/e ritenute efficaci) in acqua e alcol. Successivamente si preleva una parte di tintura madre e la si diluisce in 99 parti di acqua. Poi si effettua quella che viene chiamata “dinamizzazione” o “succussione“, ossia la si agita. (Hahnemann picchiettava la boccetta che conteneva la soluzione 100 volte su una Bibbia). Abbiamo ottenuto una soluzione 1C(H). Per ottenere una soluzione 2CH, si ripete lo stesso procedimento: si diluisce una parte di soluzione 1C in 99 parti di acqua e la si “dinamizza”. Vi potreste chiedere quanto va avanti questo processo di diluizione e dinamizzazione. Ogni “medicinale”, che gli omeopati chiamano “rimedio”, ha la sua diluizione ma gli omeopati credono che più il rimedio sia diluito, più esso sia potente ed efficace. Esistono, perciò, rimedi con diluizioni 30C, 100C o addirittura 1000C (mille diluizioni di 1:100!). Non sembrano numeri enormi visti così, invece la più piccola diluizione tra queste ultime, la 30C, significherebbe che nel rimedio omeopatico sarà presente esattamente lo 0,0000000000000000000000000000000000000000000000000000000001% di quanto contenuto nella tintura madre!

      Le diluizioni centesimali
      Le diluizioni centesimali

      Questo vale sia per i rimedi in gocce, sia per quelli in granuli. In quest’ultimo caso, la soluzione, diluita quanto si desidera, viene spruzzata su granuli di zucchero.

    • Diluizioni decimali di Hanhemann
      Si indicano con la sigla “D” o “DH”. Si preparano come le diluizioni C, con l’unica differenza che si diluisce una parte di tintura madre o di tintura diluita in 9 parti di acqua anziché in 99. Dal punto di vista logico una diluizione 2D equivale ad una diluizione 1C. Per gli omeopati, invece, non si equivalgono perché hanno subito un numero diverso di dinamizzazioni.

    Fin qui si è capito come e quanto sono diluiti i rimedi. Ma quale quantità di sostanza arriva effettivamente in una dose?
    Si può ragionevolmente supporre, volendo essere molto generosi nei confronti dei sostenitori dell’omeopatia, che in una quantità di tintura madre pari a quella del numero di gocce che devono essere assunte o spruzzate sui granuli, sia presente un numero di molecole di “principio attivo” inferiore (probabilmente anche di molto) a diecimila miliardi di miliardi (1022). Lo possiamo presupporre per le caratteristiche della tintura madre. In base ad esse un litro avrà meno di una quantità chimica chiamata “mole” di principio attivo e, volendo abbondare, 100 gocce (5 mL) avranno meno di 1/200 di una mole ossia meno di tremila miliardi di miliardi (3·1021) di molecole di quella sostanza, dato che una mole contiene per definizione circa seicentomila miliardi di miliardi (6·1023) di molecole. Aggiungiamo che ogni diluizione centesimale equivale a dividere per 100 la quantità di “principio attivo” presente nella soluzione che si va a diluire. Quindi una diluizione 1C avrà meno di cento miliardi di miliardi (1020) di molecole di “principio attivo”, una diluizione 2C ne avrà meno di un miliardo di miliardi (1018), una diluizione 3C ne avrà meno di dieci milioni di miliardi (1016) e così via fino ad arrivare alla diluizione 11C, che avrà meno di 1 molecola! Ma cosa vuol dire “meno di una molecola”? Le molecole non si spezzano, per lo meno non diluendole e basta. “Meno di una molecola” vuol dire che c’è una certa probabilità di trovare una singola molecola in una dose e, d’altra parte, una certa probabilità di non trovare nessuna molecola! Ma se c’è il rischio, più o meno elevato, di non trovare nessuna molecola  efficace nella dose assunta dopo le diluizioni 11C o 22D e ancora prima, diciamolo, c’è il rischio di non avere una quantità sufficiente ad avere un qualche effetto sul corpo, come viene spiegata la  presunta efficacia dell’omeopatia? Arriviamo, dunque, al principio più assurdo di questa pseudoscienza.

  • La memoria dell’acqua
    Gli omeopati sostengono che, siccome l’acqua entra in contatto con la sostanza estratta nella tintura madre e viene dinamizzata, riesca a conservare un ricordo (sic!) della sostanza e ne assuma le proprietà! Credo che questo non abbia bisogno di commenti, anche perché ci siamo già dilungati troppo! Vi lascio con una vignetta satirica.Vignetta satirica omeopatia

Link
Come funziona l’omeopatia? How does homeopathy work?
Datalink di Italia Unita per la Scienza sull’omeopatia.


Pubblicato anche su Italia Unita per la Scienza

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3 thoughts on “L’ABC dell’omeopatia

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