I fossili del Professor Beringer.

Le bufale, si sa, prendono piede nelle menti meno informate e spesso senza le basi per poterle discriminare dalla realtà. Ma ci sono casi in cui le bufale e le pseudoscienze attecchiscono anche in scienziati e uomini di scienza. In questo articolo vi racconterò la famosa storia del professore burlato.

Johann Beringer
Johann Beringer

1725, Germania. Johann Bartholomäus Adam Beringer, medico tedesco e docente di storia naturale all’Università di Würzburg. E’ un grande appassionato di archeologia, ma ha in mente una strana teoria: quelli che possiamo trovare tra gli strati rocciosi e che molti chiamano fossili, sono in realtà di origine minerale, inorganiche sculture forgiate da forze cosmiche.
A nulla valsero le obiezioni poste dai suoi colleghi, J. Ignatz Roderik, docente di algebra e analisi, e Johann Georg von Eckhart, bibliotecario, l’idea nella mente di Beringer era fissa e solida come un pezzo di roccia. La sua teoria era valida e i suoi colleghi valevano, per lui, meno di zero.
Il professore quindi ignorò i suoi colleghi e continuò a portare i suoi alunni sul Monte Eibelstadt, una zona ricca di fossili, continuando a scavare in cerca di prove per la sua teoria. Un giorno la sua estenuante ricerca fu premiata: vennero alla luce numerose lastre di pietra calcarea che portavano sulla loro superficie figure non solo di animali, ma anche di corpi celesti e addirittura una scritta ebraica.

Alcune riproduzioni dei
Alcune riproduzioni dei “fossili” di Beringer. Difficile crederci, vero?

Beringer, esaltato da questa scoperta che provava la sua teoria (appassionato di astronomia vedeva nei “fossili” di corpi celesti un chiaro segno dell’energia cosmica che li formò) diede a questi reperti il nome di lapides figuratae. Numerosi ritrovamenti successivi diedero al professore la giusta spinta per pubblicare, nel 1726, un libro sulle sue scoperte, Lithographiæ Wirceburgensis. Anche se molti reperti trovati insinuarono dubbi sulla natura delle sue teorie (forse i fossili potevano essere sculture di popolazioni pagane, a detta sua), Beringer rimase saldo sulle sue teorie.

Incredibilmente il libro sui “fossili” del professore ebbe successo, anche se alcuni sospettavano fossero falsi scolpiti ad arte, in quanto le figure occupavano, a differenza dei veri fossili, lo spazio in modo armonico e seguendo la conformazione della roccia che li conteneva.

La vicenda dei falsi fossili, messi nel terreno ovviamente da Roderik e Eckhart, stava sfuggendo di mano, quindi i due colleghi cercarono, ancora una volta inutilmente, di far ragionare Beringer. Dopo un’ennesima chiusura verso ogni ragionamento da parte del professore, i due scolpirono un ultimo “fossile” con la scritta “Vivat Beringerius”. Beringer, finalmente, si accorse dello scherzo ed andò su tutte le furie portando anche in tribunale i colleghi, che, una volta persa la causa, lasciarono uno l’accesso alla biblioteca e l’altro direttamente l’università. Beringer passò il resto della sua vita cercando ogni copia del suo libro per distruggerlo insieme ai falsi fossili. Opera vana, dato che dopo la sua morte il libro fu addirittura ristampato ed i “fossili” rimasti messi nel museo dell’Università di Oxford dove viene descritta tutta la vicenda.

Falsi fossili di Beringer esposti in museo.
Falsi fossili di Beringer esposti in museo.

La storia di questo professore, un po’ credulone, beffato dai suoi colleghi, ci insegna che non sempre chi crede alle bufale ha un basso livello di istruzione (o anche: chi ha un livello alto di istruzione non cade nelle bufale). Anche in epoca moderna possiamo trovare esempi di chi, per ingenuità, per cattiva fede o anche semplicemente per via dell’età, cade nelle bufale, nei complotti o addirittura ne è l’artefice pur essendo un professore stimato, un laureato o addirittura un premio Nobel. Se un premio Nobel afferma che l’acqua ha una memoria, l’essere premio Nobel non deve influire per determinare la veridicità dell’affermazione. Questo ci ricorda un altro principio fondamentale di ogni debunker, ovvero che la “fama” o l’importanza di chi afferma una tesi che sembra pseudoscientifica non è influente nel determinare se la tesi è vera o è una bufala.

Luc Montagnier, Nobel per la medicina, crede nella memoria dell'acqua. Ma quindi in quel bicchiere c'è...!
Luc Montagnier, Nobel per la medicina, crede nella memoria dell’acqua. Ma quindi in quel bicchiere c’è… D:

Inoltre bisogna sempre stare attenti che le nostre idee o le nostre aspettative non influiscano, come successe per il professore che vide nei fossili falsi una conferma della sua teoria, sulla valutazione dei dati e sulle conclusioni che troviamo (errore chiamato bias cognitivo). Per questo motivo per ogni studio scientifico è importante la peer review, ovvero la revisione tra pari, che consente di eliminare questi preconcetti lasciando la possibilità a chiunque (in possesso delle conoscenze per farlo, ovviamente) di riprodurre lo studio verificandone i risultati.

[SA]

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...