L’importanza della ricerca spaziale

Perchè scrivere questo articolo? Questi giorni, settimane e mesi saranno sicuramente ricordati, almeno da parte degli scienziati, come uno dei periodi piu` proficui dal punto di vista della ricerca in campo spaziale. Percio` voglio fare in modo che anche io, nel mio piccolo, possa aggiungere un tassello a quella memoria che nel futuro potrebbe tornarci utile. Non voglio soffermarmi troppo sulle procedure ingegneristiche che hanno portato a tali imprese. In realtà il motivo principale di questo articolo consiste in una riflessione su quello che il processo mediatico ha prodotto nell’opinione pubblica riguardo alle missioni extraterrestri. Ah, se vi aspettate un articolo politically correct, siete ancora in tempo per chiuderlo, perché io non scendo a compromessi quando si parla di scienza.

Rosetta, Philae e quel maledetto sasso

Partiamo dalla prima missione, in ordine temporale, che ha riportato un successo. Si tratta della sonda spaziale Rosetta, sviluppata dall’ESA (European Space Agency) lanciata la mattina del 2 marzo 2004 dal Centre spatial guyanais, nella Guyana francese, con il vettore Ariane 5, che aveva come obiettivo la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. Dopo 10 anni e 5 mesi, il 6 agosto 2014, Rosetta raggiunge la cometa ed inizia ad inviare i primi dati della superficie del corpo celeste, così da permettere agli scienziati di studiare la zona migliore per far atterrare il lander. Alle 8:35 UTC del 14 novembre, a 22 km dalla cometa, viene sganciato Philae. Da questo momento il lander è in caduta libera per ben 7 ore verso 67P, toccando finalmente il suolo ad una velocita` di 1 m/s. ”Qui `e tutto ok, sono giunto a destinazione!”, il lander invia quindi il segnale a Rosetta, lassù, che si è messa nella posizione migliore per ascoltare il suo compagno di viaggio, pronta a ritrasmettere la comunicazione alla Terra, a 28 minuti luce da quel posto buio dell’universo. Intanto all’Esa Mission Control c’`e molta tensione. Si guardano i 20, o forse più, schermi che sparano numeri, codici. Qualche occhiata come per dire ”Non succede ancora niente?”. Sono le 16:03 quando finalmente arrivano le prime informazioni. Sorrisi stampati, abbracci, e qualche urlo per scaricare l’adrenalina. Tra queste urla c’è anche quello tipicamente italiano di Andrea Accomazzo (”Si cazzo!”). Ingegnere aerospaziale, 35 anni, e Spacecraft Operations Manager dell’ESA. E’ lui il responsabile della missione, un italiano, che per la prima volta nella storia dell’uomo è riuscito in un ”accometaggio”. Uno di cui andarne fieri insomma. Difatti, tanto per aggiungere, Andrea è stato nominato per primo nella top ten degli scienziati dell’anno dalla rivista Nature.

La sonda Rosetta
La sonda Rosetta
Diversamente la pensa un telegiornale di portata nazionale, che dopo aver definito la cometa un grosso sasso polveroso, afferma di doversi vergognare che il trapano che penetrerà la cometa è stato costruito in Italia. Passando attraverso un insensato paragone con il film Armageddon ed un terribile cataclisma, il servizio televisivo è convinto che solamente qualche scienziato si può eccitare davanti a questa missione, criticando la spesa di oltre cento milioni di euro, troppi per recuperare un reperto archeologico.

Facciamo un po` di chiarezza, perché dopo tutta questa ignoranza ce n’è davvero bisogno. La cometa, che può apparire dalle foto come un sasso dalle dimensioni di qualche decina di chilometri, e che si muove ad una velocit`a di 18 km/s, nasconde molto probabilmente il segreto della vita sul nostro pianeta. Si ritiene infatti che le prime molecole che hanno acceso la scin- tilla siano arrivate ”da fuori”, o meglio, dalla scia rilasciata da una cometa in passaggio sopra l’atmosfera terrestre. Studiare questo sasso lontano milioni di chilometri permetterebbe di capire come si è sviluppata la vita qui. Sfido chiunque a non rimanere a bocca aperta nel sapere che noi, in realtà, siamo arrivati da chissà dove, diventando cos`ı i veri extraterrestri!

Inoltre, non solamente il trapano di cui ci dobbiamo vergognare è stato costruito in Italia, ma anche una serie di componenti che permetteranno uno studio più approfondito della cometa. Ne cito alcuni, con le rispettive funzioni e l’azienda italiana che l’ha prodotto:

  • VIRTIS, Visual InfraRed and Thermal imaging Spectrometer, spettrometro in grado di rilevare temperatura e natura del nucleo della cometa, costruito da Finmeccanica Selex Es.
  • GIADA, Grain Impact Analyser and Dust Accumulator, analizzatore di polveri rilasciate dalla coda della cometa, del distretto aerospaziale della Selex Es del Lazio.
  • OSIRIS W ac, Optical, Spectroscopic, and Infrared Remote Imaging System, per la raccolta di immagini, realizzato dal Cisas dell’Università di Padova.
  • SD2, Sample Drill&Distribution, il trapano ad altissima tecnologia che ha la funzione di raccogliere e distribuire i campioni della cometa per un’analisi più approfondita, a cui hanno contribuito Università di Napoli, Università di Padova, Po- litecnico di Milano, Inaf, Cnr.
  • Ed infine tutti i sensori, i pannelli solari, l’assemblaggio, i sistemi di controllo, di trasmissione sono italiani (come anche in nome del lander Philae, scelto da una giovane concittadina!).

Anche la cifra di oltre cento milioni di euro è inesatta. Ne sono stati spesi molti di più, circa 1,3 miliardi di euro. Una cifra elevata? Assolutamente no, anzi è sotto la media del costo delle grandi missioni spaziali, perché questa va classificata ”grande”, vista la difficoltà e la durata. Il costo ovviamente tiene conto della gestione, del lancio, della progettazione, dei componenti e del montaggio degli stessi, distribuito su venti anni. Oltre ai 10 anni di viaggio nello spazio, ce ne sono stati altrettanti prima in cui gli scienziati hanno lavorato affinchè la missione venisse portata a termine nel migliore dei modi. Dato che l’Esa è un ente europeo, la cifra va distribuita sui paesi membri, venendo cos`ı a costare 3 euro a cittadino, tre volte meno il prezzo di un biglietto al cinema per un film di due ore. Soltanto 3 euro, in venti anni, per capire il segreto della vita sulla Terra, o, se preferite, per recuperare un reperto archeologico.

#Astrosam, tra orgoglio e pregiudizio

23 novembre 2014, cosmodromo di Baikonur, Kazakistan, ore 22:00. Tra un minuto esatto il lancio. Al centro del Soyuz il comandante della missione Anton Shkaplerov. Alla sua destra l’ingegnere di volo Terry Virts, alla sua sinistra, sguardo concentrato, con la stoffa del nostro tricolore cucita sul braccio della tuta spaziale, siede Samantha Cristoforetti. Ingegnere, aviatrice, prima astronauta donna dell’Agenzia Spaziale Europea. 30 secondi al lancio. Si abbassa la torre di servizio. 10 secondi. Si accendono i motori, arrivano a pieno regime, e finalmente la partenza. Un bagliore potente quanto la luce del sole illumina il cosmodromo. Dopo più di 5 ore di viaggio, il Soyuz raggiunge la ISS, International Space Station, la supera, si ruota di 180 gradi ed attracca alle 3:49 del 24 novembre. Samantha, che da qui chiameremo #Astrosam in onore del suo account twitter, è dove in molti sognano di andare, nello spazio. Laureata in ingegneria meccanica e in scienze aeronautiche, si specializza negli Stati Uniti allo Sheppard Air Force Base, per la formazione degli ufficiali di volo. Presta servizio come pilota nell’esercito italiano e nel 2009 viene scelta tra più di 8500 candidati per diventare astronauta. Oltre all’italiano, sa parlare an- che inglese, francese, russo, tedesco e mandarino. Le vengono attribuite dal Presidente della Repubblica le onorificenze di Commendatore e Dama di gran croce dell’Ordine al merito della Repubblica. Un curriculum di tutto rispetto, che credo pochi, almeno in Italia, possono vantare.

samantha-cristoforetti
In ordine, da sinistra: Samantha Cristoforetti, Anton Shkaplerov, Terry Virts

Eppure non bastano le due lauree, la specializzazione, l’esperienza, il risultare la migliore tra tantissime persone per essere almeno apprezzata, e non dico glorificata, da una buona parte di persone che sente il bisogno di affermare le proprie opinioni contro lei, e quello che fa. Sì, perché proprio sotto alla notizia della sua missione postata da un quotidiano nazionale su Facebook sono apparsi commenti del tipo: ”ammacca la navicella alla prima retromarcia”, ”chissà che raccomandazione c’è voluta”, ”anche lassu` c’è bisogno di qualcuno che lavi, stiri e prepari il pranzo per gli uomini!”, ”ma non è una donna, è un uomo”, ”ammazza che cesso di donna”. Il primo pensiero che mi ha attraversato la mente dopo aver letto tali nefandezze è stato quello di non dare molta importanza alle idee vuote e infondate di un gruppetto ristretto di uomini repressi che non possono fare altro che invidiare un’impresa così grande portata a termine proprio da una donna. Una donna, che probabilmente, usando solo l’1% del suo cervello sarebbe in grado di metterlo lì dove non batte il sole a tutti quelli che l’hanno criticata.

La rabbia mi è salita quando ho letto sul giornale “Il foglio” un articolo in cui prima si fa presente che un nome come quello di #Astrosam non comparendo nel calendario non è capace di collegare le varie generazioni (un nome è degno di essere ricordato solo se prima è seguito dalla parola ”santo”). Successivamente lo pseudogiornalista, Camillo Langone, si interroga sulla questione che portare ad esempio una donna come lei, che non ha costruito una famiglia, non si è sposata, non ha avuto figli sia davvero utile, in un momento come questo di declino economico causato innanzitutto da un declino demografico.

Sicuramente, ”signor” Langone, #Astrosam è molto più utile di lei e del suo giornale. Solamente una mente chiusa e attaccata alla tradizione come la sua può identificare la donna con un essere chiuso tra le quattro mura di casa, nelle faccende domestiche, mentre accudisce i bambini e prepara la cena. Un essere usato solo per procreare, e risolvere la presente crisi economica producendo più figli. Perché è ovvio che se una famiglia non ha possibilità economiche, fa più figli. Qui l’unico esempio che non è da seguire, non mi sembra affatto #Astrosam.

Infine voglio riportare un post di una nota opinionista e blogger, Selvaggia Lucarelli, che ovviamente ha speso qualche parola anche lei, pur non essendo dell’ambiente, riguardo ad #Astrosam.

”Abbiamo capito che la Cristoforetti è tornata a casa e mi spiace per lei che ora si ritrovi appiccicato addosso il nomignolo AstroSamanta come una cartomante barese, ma davvero, basta. Non se ne può più. C’`e tanta gente che lavora mesi su una petroliera o in cantieri sperduti nel mondo o a tirar su le case in Nepal e quando torna a casa si festeggia senza tutta ’sta melassaspaccacoglioni”.

Hai ragione Selvaggia, tutta questa melassa spaccacoglioni non serve. Sicuramente, il contributo che puoi dare con i tuoi post è maggiore di quello che deriva da una missione spaziale. Eppure secondo me, i media hanno dato poco rilievo alla cosa, a volte con informazioni incomplete ed inesatte. Da una che spara sentenze e tiene un blog sentendosi come Gesu` nel tempio non mi posso certo aspettare una pubblicazione sull’effetto fotoelettrico, ma almeno la voglia di chiedersi cosa è andata a fare #Astrosam nello spazio ti sarebbe dovuta venire prima di scrivere qualcosa su di lei. Fortunatamente, tu non fai parte del panorama scientifico italiano, e le tue convinzioni contano quanto il due di bastoni quando comanda coppe. La cosa grave sono stati quei ventimila likes che ti supportavano, ovvero altre ventimila persone che la pensano come te, e che come te sono condannate a vivere nella povertà dell’ignoranza. Certo, per Selvaggia la cui massima espressione culturale è stata scrivere due libri, uno intitolato proprio ”Che ci importa del mondo”, vedere una donna con tutta quell’attenzione offerta dai giornali, le televisioni, i social network, può dar veramente fastidio.

Dall’altra parte ci sono i numerosi commenti a sostegno invece dell’astronauta, tanto per ricordare che #Astrosam ha veramente spaccato i coglioni, ed in gran stile direi, ma soltanto ad alcuni. Ha dimostrato alle persone vuote intellettualmente, che con dedizione, pazienza, lavoro si possono raggiungere grandi obiettivi, e che nulla possono queste frasi al vento contro chi studia ed è consapevole che riuscirà a migliorare la sua vita e quella degli altri. Dopo tutto, cosa vuoi che sia battere il record di tempo passato nello spazio.

New Horizons, Plutone, e il cocomero!

Il 19 gennaio 2006 dalla piattaforma 41 della Cape Canaveral Air Force Station, Florida, viene lanciata la sonda New Horizons. Dopo aver percorso 5 miliardi di chilometri nel Sistema Solare, il 14 luglio 2015 alle 13:49:57 (ora italiana) raggiunge Plutone (o meglio, si avvicina a diecimila chilometri). Ma questi sono soltanto numeri, tanto per capire è come se ci trovassimo a Roma e lanciassimo con una fionda un granello di sabbia verso un’anguria posizionata a Milano, passandoci ad 1 metro di distanza. Una precisione davvero incredibile! Anche qui, alla Nasa Control Room, tutti ad aspettare impazienti un ”Ok”, una prima immagine, una telemetria da Plutone. Ci sono da aspettare più di 4 ore per sapere se la sonda si è accesa ed è passata vicino al pianeta nano. Ancora più tempo per vedere la prima immagine, infatti mentre raccoglie dati non può spedirne altri a terra. Alla prima informazione arrivata dai confini del sistema solare, un applauso, qualche foto e pronti via per la successiva. Ancora sorrisi, abbracci e gioia, mentre la sala conferenze della Nasa è piena di scienziati giunti per seguire in diretta l’evento.

La sonda New Horizons
La sonda New Horizons

Puntuali anche in questo caso, sono arrivate le critiche ai costi della missione: 650 milioni di dollari. Giusto per fare un confronto, una settimana di guerra in Afghanistan è costata quanto l’intera missione, e se me lo permettete, preferisco altre dieci, cento, mille missioni identiche a New Horizons piuttosto che un’insulsa guerra in Afghanistan. Secondo le stime, ogni americano ha pagato 13 centesimi all’anno per 15 anni, per coprire l’intero costo.

Critiche ovviamente anche dal fronte italiano, sempre da persone appartenenti al mondo dello spettacolo, come Vincenzo Salemme. In un articolo pubblicato da Repubblica, il comico si chiede cosa ci cambiano nella vita le foto di Plutone e, riferendosi alla missione Apollo che ci ha portato sulla Luna, ”cosa ha dato a noi umanità, quel dispendioso seppure au- dacissimo viaggio sul nostro satellite? Tutti i minerali raccolti su quella superficie immobile e secca di quale utilità ci sono stati?”. Più va avanti, più peggiora la sua posizione: ”Ma pure i sassi raccolti da quel piccolo trattore in scala ridotta sul suolo rosso di Marte”, ed ovviamente la battuta ”ma la sonda Horizon rientra? E il ritorno è da considerarsi in discesa? Cioè sarà possibile rientrare a folle e consumare meno carica?”. Infine, prendendo spunto dall’idea di fondare colonie su altri pianeti, scrive: ”Senza ‘nu cinema, senza ‘nu cafè, senza cozzeche… Mammà, e chi resiste?”.

Caro Vincenzo, la missione Apollo, insieme a tante altre, hanno permesso di sviluppare tecnologie che fino ad un secolo fa non c’erano, come il trasferimento dei comandi degli aerei da meccanici a digitali. In questo modo i costi di viaggio si sono abbassati notevolmente, è aumentata la sicurezza e l’inquinamento si è ridotto. Oppure guarda negli ospedali, dove si fa uso della telemetria, inventata proprio dagli scienziati Nasa. O ancora, il GPS, costruito con l’aiuto dell’insegnante di radiocomunicazione di Neil Armstrong. O i sensori digitali, che permettono ai cellulari di scattare fotografie ad alta risoluzione.

Se veramente credi in quello che scrivi, abbi il coraggio di abbandonare il cellulare, spostarti con una cartina, e curarti senza andare in ospedale.

Per tutti quelli che credono che le missioni spaziali siano uno spreco: provate per un momento a pensare come sarebbe il mondo oggi se non ci fossero le missioni spaziali. Immaginate di prendere l’auto, disattivare l’ABS e togliere le cinture di sicurezza. Immaginate di andare all’ospedale e non poter fare analisi, raggi X, risonanze magnetiche. Immaginate di buttare via il cellulare, il navigatore, internet, e tutto ciò che vi permette di comunicare a grandi distanze. Toglietevi dalla testa le trasmissioni satellitari, il bluetooth e tutto quello che è digitale. Insomma, tornate a vivere nelle caverne, perché non dico che queste invenzioni non sarebbero mai arrivate, ma sicuramente la spinta all’esplorazione spaziale ha fatto in modo che giungessero molto prima. Che voi lo vogliate o no, tali scoperte hanno permesso di salvare vite umane e di migliorare la vita di tutti i giorni. L’odio, l’avversione alla scienza, l’ignoranza sono delle brutte bestie da sconfiggere. L’unico mezzo di difesa è rappresentato dalla curiosità, la stessa che ha permesso a Galileo di capire il funzionamento dei pianeti, a Fermi di studiare il nucleo atomico, a Rubbia di scoprire i bosoni W e Z. Nessuno pretende che vinciate il nobel come loro, né tanto meno che facciate delle scoperte di tale portata. Piuttosto mi auguro che come me, guardando il cielo di giorno, vi chiediate come mai è blu.

Andrea Accomazzo, responsabile delle operazioni della missione Rosetta
Andrea Accomazzo, responsabile delle operazioni della missione Rosetta

Per fortuna, esiste un’altra parte di persone, che pur non essendo dei geni, sostiene a gran voce il lavoro degli scienziati, non solo perché è affascinante, ma anche perché è consapevole che un giorno quelle invenzioni saranno di aiuto all’intero pianeta. Sono sicuro che per ogni Langone, Lucarelli, Salemme esistono altri 100 Accomazzo, Cristoforetti che conducendo una vita non sicuramente da supereroi, sono capaci di meravigliarsi di fronte al cielo rosa di un tramonto e scoprono che si tratta dello scattering di Rayleigh, perché in passato, proprio un uomo come loro si è posto la stessa domanda ed è riuscito a dare una risposta.

Il mio augurio più grande è che, come è successo a me, guardando le immagini dense di felicità degli scienziati esultanti per la missione conclusa positivamente, vi scenda una lacrima e vi venga qualche brivido di emozione. Perché in fondo, siamo tutti scienziati.

[Alessio Giuliante]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...