M5S Europa vs Paroxetina: una doverosa precisazione

Poche ore fa è uscito un articolo sul Blog di Beppe Grillo, che mette in guardia i genitori da un farmaco il cui principio attivo è la Paroxetina. A parte che il farmaco non viene citato in nessuna parte dell’articolo (e questo già lascia dei dubbi), quello che viene scritto non è corretto e non è nemmeno una scoperta sensazionale.
Ma andiamo con ordine.

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Questo è quanto si può leggere nelle prime righe dell’articolo e, come già detto, il nome del presunto farmaco non compare. Viene però messo il link ad uno studio che prende in esame la Paroxetina e l’Imipramina in uno studio a doppio cieco con placebo.
Questo è quello che si legge nei risultati.

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C’è chiaramente scritto “There were clinically significant increases in harms, including suicidal ideation and behaviour and other serious adverse events in the paroxetine group”

ALT!
Adesso leggete quello che viene scritto nel blog di Grillo.
Notate la differenza lampante? Se non la notate, ve la metto in evidenza.
Blog: “… il potente antidepressivo a base di Paroxetina, …, induce al suicidio e all’aggressività.”

Paper: “suicidal ideation and behaviour and serious adverse events in the paroxetine group”

Ora la vedete? C’è un grossolano errore di traduzione!

Sul blog “suicidal ideation and behavior” (idea/ideazione di suicidio e del comportamento) diventa INDUZIONE al suicidio.
Si potrebbe dire “ma si, il significato è quello!”. No, non è assolutamente la stessa cosa.
Per ideazione di suicidio si intende

una serie di pensieri riferiti alla messa in pratica di azioni atte a produrre la propria morte. L’ideazione suicidaria può avere gravità diverse a seconda della specificità di piani di suicidio e dal grado dell’intento suicidario.

Tutt’altra cosa è il mettere in atto il suicidio, ovvero passare dall’idea al fatto concreto. È una differenza abissale.
Per comportamento suicidario si intendono gesti suicidi, tentato suicidio e suicidio portato a termine.
Questo comportamento è dovuto da due fattori: uno non strettamente dipendente dal farmaco, l’altro direttamente direndente dal principio attivo.
Nel primo caso, il comportamento suicidario dipende dalle aspettative del paziente sul farmaco. Per avere i primi effetti terapeutici ci vogliono almeno dalle 2 alle 3 settimane e, molto spesso, si supera anche il mese. In questo lasso di tempo, se il paziente è seriamente compromesso dal punto di vista psichico, può sviluppare idee non auto-conservative per sfiducia nel farmaco, non percependo vie d’uscita.
Riguardo al caso numero due (direttamente dipendente dal principio attivo), gli antidepressivi, in primis quelli della categoria della Paroxetina, inibiscono la ricaptazione della Serotonina (alcuni anche della Noradrenalina), di solito neurotrasmettitori a concentrazione molto bassa nei depressi. Un aumento improvviso di essi in circolo, può portare ad una forma di “eccessivo benessere” che toglie freni inibitori ed abbassa la percezione del rischio in determinati atti. Da qui arriva la possibilità di esporsi a gesti pericolosi per una sorta di “onnipotenza”.
In più, tra gli effetti collaterali più comuni come nausea, dissenteria e difficoltà digestive, (dipendenti direttamente dal principio attivo in questione e legati all’aumento della Serotonina a livello sinaptico) appaiono in una manciata di somministrazioni e molto prima dei benefici, quindi il paziente si trova nelle medesime condizioni psichiche della pre-assunzione, ma con la problemi gastrointestinali. Tutto ciò, in genere, aggrava il quadro clinico fino alla comparsa dei primi effetti terapeutici. Ecco perché quando si somministrano farmaci di questo tipo il medico dovrebbe controllare costantemente il paziente, in modo da rassicurarlo e accompagnarlo lungo tutto il percorso di cura.
Quello che voglio fare è far notare il grossolano errore che in queste ore sta causando allarmismo nei social grazie alle condivisioni di quell’articolo. Il principio attivo NON INDUCE al suicidio e affermarlo è davvero sbagliato.

Detto questo, la super notizia, in realtà, non dice nulla di nuovo. Infatti, questi effetti indesiderati (seppure così rari da non avere alcun tipo di frequenza) sono riportati nei bugiardini.
Se volete, potete leggere gli effetti indesiderati di due comuni farmaci: Zoloft (antidepressivi) e Minias (ipnoinducente). Indovinate cosa si può trovare negli effetti indesiderati?

Bisogna però spezzare una lancia positiva: la Paroxetina, nei differenti studi, non si è dimostrata statisticamente o clinicamente differente dal placebo, ma si sono invece registrati aumenti dei rischi (inclusi quelli sopra evidenziati).
Qui potete leggere un’approfondimento della vicenda.

Insomma, si può dire che l’intento, ovvero un’interrogazione Europarlamentare degli esponenti del M5S Europa Tiziana Beghin, Piernicola Pedicini (si, quello dei vaccini), David Borrelli e Laura Agea, potrebbe essere giustificato, ma il mezzo e i modi sono completamente sbagliati e scorretti. Dire delle falsità solo per arrivare al proprio obbiettivo dovrebbe essere combattuto!

[JD]

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13 thoughts on “M5S Europa vs Paroxetina: una doverosa precisazione

  1. Certo, “comportamenti suicidari (tentativi di suicidio e ideazione suicidaria) e ostilità” è più corretto di “induzione al suicidio” ma sticazzi, capirai che differenza! a parte questo dettaglio mi sembra che abbiate tralasciato un piccolo particolare, “Lo studio cosiddetto 329 era stato pubblicato nel 2001, a firma di 22 ricercatori, e originariamente pareva confermare l’appropriatezza d’uso di questa molecola nei casi di depressione. In realtà la ricerca fu redatta da Sally K. Laden, una ghostwriter pagata dalla casa farmaceutica che aveva finanziato la ricerca allo scopo di dimostrare l’efficacia della molecola. Ci sono voluti poi quattordici anni – e la tenacia di validi ricercatori – per ribaltare i risultati dello studio, e dimostrare che la paroxetina aumenta il rischio di suicidio per i minori che la assumono” (tratto da http://www.lifegate.it/imprese/news/gsk-paroxetina-suicidi-bambini-adolescenti)

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    1. Impara il significato delle parole.
      Sono due cose ben distinte e l’ho scritto chiaramente. Inoltre credo che tu non abbia letto bene l’articolo: ho detto che la proposta del m5s NON è sbagliata, sono il modo e i termini usati ad essere scorretti, oltre che inutilmente allarmistici (dato che i farmaci con questo principio attivo normalmente NON si prescrivono ai bambini).
      [JD]

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  2. Mi duole che si prendano posizioni “politiche” su un tema così delicato. I Parlamentari in questione (vorrei precisare: non sono ne un loro elettore ne un loro sostenitore) sono tra i pochissimi se non forse gli unici a Bruxelles che si sono fatti parte diligente nel denunciare un macroscopico caso di “truffa” ai danni dei cittadini che si sta tentando – nell’indifferenza generale – di far passare sotto silenzio. Invece di disquisire sulla differenza tra “induzione al suicidio” e “stimolazione di idee suicidarie” (…e per fortuna che non tutti coloro nei quali vengono indotte idee suicidarie poi realizzano il loro proposito) bisognerebbe forse con maggiore onestà intellettuale interrogarsi su come sia possibile che una multinazionale farmaceutica alteri deliberatamente i dati scientifici pur di ottenere un autorizzazione alla messa in commercio di un farmaco, e che poi successivamente frapponga così tanti ostacoli alla ricerca scientifica indipendente pur di continuare a fare business con le vendite. La vicenda è ben riassunta – con tutti i riferimenti – qui: http://www.giulemanidaibambini.org/news-in-evidenza/british-medical-journal-il-blockbuster-degli-antidepressivi-per-minori-e-inefficace-e-pericoloso-puo-stimolare-suicidi-tra-bambini-e-adolescenti PS: la paroxetina, ancorché “formalmente” non autorizzata all’uso sui minori, è invece proprio uno degli psicofarmaci più prescritti in Italia sulla popolazione under 18, in modalità off label, ovviamente.

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    1. Nessuno prende posizioni politiche infatti. E torno a ripetere che forse non hai letto bene l’articolo, perché non ho attaccato la proposta portata avanti, ma l’uso errato delle terminologie che, in questo caso, crea un allarmismo sbagliato.
      [JD]

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  3. Bene, dal momento che ha molto a cuore da ciò che comprendo la corretta e completa informazione (e non ho dubbi, le credo) a quando un post altrettanto dettagliato sulla truffa dello studio 329 della Glaxo…? Sono impaziente di leggerla 😉 Grazie

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      1. Sono commosso 😀 ma per una notizia così eclatante ci si sarebbe aspettato da un sito di informazione e fact checking serio come il vostro un intera inchiesta: quale fact checking sarebbe più appropriato che non un verifica *accurata* del comportamento di Glaxo in questa occasione, che ha truffato i pazienti divulgando dati incompleti e intralciando il lavoro dei ricercatori indipendenti? O fate fact checking a senso unico…? 😉 Un caro saluto e buon lavoro

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      2. beh, grazie del permesso di “pensare cosa voglio” 😀 😀 😀 In ogni caso sarebbe bene in questi casi non guardare il dito (titolo vostro: “doverosa precisazione etc etc”) ma guardare la luna (minori esposti a gravi rischi a causa di malepratiche sanitarie di una multinazionale farmaceutica, vostro articolo mai scritto e mai pubblicato) 😉 Buona giornata

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    1. Paradossali? Ci sono farmaci che non vengono usati per la depressione che riportano la stessa dicitura (e l’ho anche scritto).
      Nessuno depista nessuno, si vuole solo far notare che c’è stato un grossolano errore di traduzione che ha portato ad una campagna mediatica di “terrore”.
      [JD]

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    2. A me non pare vi sia alcuna campagna mediatica di “terrore”, prova ne sia che di questa truffa Glaxo (casomai le fosse sfuggito: a tutt’oggi del tutto impunita in Europa…siamo una comunità di cittadini di serie B rispetto gli USA…?) si è parlato davvero poco (con grande gioia dell’azienda interessata) anche grazie all’ASSORDANTE silenzio di siti di fact cheking come il vostro che è pronto a censurare (giustamente) qualunque scivolata di chiunque, salvo poi tacere completamente sulla più grande BUGIA sanitaria degli ultimi 15 anni. Qui le uniche campagne mediatiche efficaci – casomai siate gli unici a non essersene accorti – sono quelle di chi ci spiega che occorre *medicalizzare* ogni possibile variazione di temperamento e comportamento, a beneficio – guarda caso – di chi vende prodotti farmaceutici per porre sotto controllo chimico tali variazioni. Consiglio a tutti la visione dello straordinario documentario di RAI 3 “Inventori di malattie”, si trovano facilmente degli ampi spezzoni online visionabili gratuitamente. Grazie comunque per l’ospitalità in questo blog e buona settimana

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