Sindrome di Münchausen e sindrome di Polle (o di Münchausen per procura): le due facce della medaglia.

Iniziamo raccontandovi una storia, la storia di Karl Friedrich Hieronymus von Münchausen (1720-1797), noto ai più come Barone di Munchausen, un militare tedesco. Ebbe un figlio di nome Polle che morì da bambino in circostanze oscure (tenete a mente questo nome, vi servirà più tardi).

Il Barone di Münchausen

Münchausen, che dopo la carriera militare si ritirò nella città che gli diede i natali, Bodenwerden, divenne famoso per la sua fervente fantasia poiché si dilettava nel narrare inverosimili racconti che lo vedevano protagonista.
Le sue gesta vennero in un primo momento trascritte da un autore anonimo nel 1781 e successivamente pubblicate io un libro di Rudolph Eric Raspe e poi tradotto in inglese, russo e molte altre lingue subendo numerosi rimaneggiamenti.

Richard Asher

Facciamo un salto lungo più di 150 anni per ritrovarci nel 1951, quando Richard Asher, uno stimato endocrinologo ed ematologo di Albione, pubblicò sulla nota rivista “The Lancet”, un articolo in cui descriveva quella patologia che aveva battezzato come “Sindrome di Münchausen”.

Nella sindrome di Münchausen, il paziente esagera o si provoca sintomi di malattie per ottenere esami, terapie o comunque l’attenzione del medico. Spesso le persone affette da questa sindrome conoscono talmente bene le patologie che arrivano al punto da riuscire a produrre sintomi indistinguibili dalla patologia primitiva: nei casi più lievi, il medico, tratto in inganno, prescrive esami del tutto inutili e terapie farmacologiche inappropriate, in casi estremi il paziente può addirittura finire sul tavolo operatorio.Il soggetto affetto da questa patologia, calandosi nel ruolo di paziente, ottiene così le attenzioni desiderate.

Questo disturbo va distinto dall’ipocondria, poiché nella Münchausen i sintomi vengono prodotti intenzionalmente, cosa che invece non accade nell’ipocondria.

I fattori di rischio per lo sviluppo della sindrome di Münchausen vanno ricercati nei traumi infantili,nell’incapacità del genitore a provvedere ai bisogni affettivi, nell’aspirazione a lavorare nel campo medico, nei disturbi della personalità e nella bassa autostima. La patologia è più comune nei maschi, giovani-adulti o di mezza età, in particolare modo in coloro i quali lavorano in ambiente sanitario. Esiste poi un comportamento simile, chiamato sindrome di Münchausen per procura o sindrome di Polle (cosa vi dicevo?) in cui il genitore o il tutore (generalmente la madre o comunque un caregiver di sesso femminile) somministrano farmaci, sostanze inappropriate o provocano lesioni al figlio, alla persona incapace o al familiare disabile in modo che questi venga considerato malato o comunque più grave del reale stato della malattia. Questo comportamento spesso ha il fine ultimo di attirare l’attenzione su di sé ed ottenere un vantaggio personale.

Ma veniamo ora a qualche caso di cronaca:

Kathy Bush (USA) alla fine degli anni ’90 riuscì a far ricoverare la povera figlioletta qualcosa come 200 volte, a causa sua la piccola venne sottoposta a 40 interventi chirurgici: tutti i medici erano convinti che la bimba fosse davvero malata, tant’è che visse per anni intubata. Col passare del tempo si scoprì che la madre le iniettava o le faceva ingerire sostanze tossiche, veleni e materiale fecale. Erano anni in cui si parlava ancora poco della Sindrome di Polle e fu veramente difficile arrivare alla vera diagnosi (e quindi alla vera paziente). Katy Bush faceva parte di quella cerchia di pazienti molto preparati in questioni mediche e riusciva facilmente a trarre in inganno il personale sanitario.

Emily Beth McDonald nel 2011 venne sorpresa mentre spargeva feci sul catetere della figlia di 3 anni, ricoverata in ospedale. Il motivo che la spinse a compiere questo gesto fu il desiderio di non far interrompere l’antibioticoterapia alla figlioletta ricoverata per una lunga storia di diarrea cronica poiché i medici, avendo notato miglioramenti delle condizioni cliniche della bimba, avevano manifestato l’intenzione di sospenderla. Decisero quindi di mettere una telecamera nascosta nella stanza in cui era ricoverata la bambina, grazie alla quale scoprirono la verità; le emocolture inoltre erano positive per batteri fecali.

Beverley Gail Allitt (UK) nei primi anni ’90 aggravò le condizioni di molti bambini,  portandone quattro alla morte. Trattasi di una serial killer mossa da una sindrome di Polle o Munchausen per procura seriale: agiva iniettando insulina e potassio ai bambini che avevano la sfortuna di finire nelle sue mani.
Tra le vittime le gemelle Becky e Katy Phillips di due mesi: Becky venne ricoverata per una semplice gastroenterite, ma morì dopo pochi giorni a causa di una dose troppo elevata di insulina. La morte improvvisa di Becky spinse i genitori a far ricoverare nello stesso ospedale anche Katy, semplicemente per tenerla sotto osservazione. Anche alla seconda bambina venne somministrata una dose elevata di insulina. Katy non morì, ma venne colpita da cecità parziale e rimase semi-paralizzata, a causa del danno cerebrale subito dall’avvelenamento. Un’altra vittima fu Clair Peck di 15 mesi che, dopo essersi salvata da un primo arresto cardiaco causato da Allit, non riuscì a sopravvivere al successivo.
Liam Taylor (7 mesi) e Timothy Hardwick (11 anni) furono gli altri piccoli pazienti che andarono incontro alla morte. I sopravvissuti: Kayley Desmond (1 anno), Paul Crampton (5 mesi), Bradley Gibson (5 anni), Yik Hung Chan (2 anni).
La serial killer è tristemente nota come “angelo della morte”.

Tabatha P. che a Roma nel 2010 mentre lavorava come babysitter avrebbe avvelenato con dell’atropina i bambini a cui doveva badare, solo per dimostrare di essere brava come medico. Questa donna era infatti ossessionata dalla professione medica e dichiarava spesso di essere un medico pur non essendolo.
Ma veniamo alle conclusioni: perché?

I pazienti affetti da questa patologia sono stati classificati in diversi modi, abbiamo però delle categorie più significative.

  • I cercatori di aiuto provano ad avvicinarsi all’ambiente medico tramite una malattia immaginaria col fine ultimo di ottenere sostegno psicologico;
  • I medico-dipendenti mirano a mantenere costantemente sotto controllo la salute dei propri cari, le madri, paranoiche esigenti, ostili, sono spesso convinte che i figli siano malati, i responsabili attivi mossi  dalla fama (la signora Bush, ad esempio), altre volte la vendetta, altre volte ancora il desiderio di attirare l’attenzione su se stessi o la voglia di farsi notare (Tabatha) altre volte per un bisogno di non perdere l’equilibrio raggiunto (la signora McDonald).

Munchausen e Polle, due facce della stessa medaglia, padre e figlio o come più spesso riportano la cronaca nera e la letteratura medica, madre e figlio/a o comunque donna e bambino.
Meccanismi mentali molto spesso ignoti, motivazioni spesso note ma quasi mai giustificabili.
[Epona]

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