Un batterio resistente a tutti gli antibiotici?

Alcuni giorni fa, in rete si è sparsa la notizia della scoperta di un “super batterio” in grado di resistere a qualsiasi antibiotico esistente.
La notizia è stata riportata da testate nostrane e da testate internazionali, nonchè da riviste scientifiche specializzate e anche dal CDC.

Il problema di questa storia non è la fattispecie (il batterio esiste davvero, ed è davvero resistente ad alcuni antibiotici), ma come è stata divulgata.
Andiamo con ordine.

Il giorno 26/05, su diverse riviste e siti scientifici, vengono scritti articoli in merito ad un case report, nel quale si parla di una donna della Pennsylvania infettata dal batterio Escherichia coli.
L’E. coli è un batterio potenzialmente patogeno, che si può ritrovare spesso nell’apparato digerente umano e animale, infatti la principale via di contagio è oro-fecale.
Ci sono diversi ceppi di questo batterio (più di 170), alcuni dei quali sono in grado di produrre enterotossine più o meno resistenti alla temperatura.
Se E. coli si trova solo nelle feci o nel tratto finale dell’apparato digerente, va bene (laddove non vi siano sintomatologie), ma se viene trovato in altre parti del corpo come l’apparato urinario, può causare problemi come la cistite.
Esistono numerosi antibiotici in grado di combatterlo, sia orali che endovenosi.
Tra gli orali troviamo, per esempio:

  • amoxicillina/ acido clavulanico (augmentin)
  • ampicillina (ampital)
  • cefalosporine (keforal/ zinnat/ giasion)
  • ciprofloxacina (ciproxin)
  • levofloxacina (levoxacin)

In vena, di prima linea, troviamo, ad esempio:

  • ampicillina sulbactam (unasyn)
  • cefazolina (cefamezin)
  • ceftriaxone (rocefin)
  • ciprofloxacina (ciproxin IV)
  • levofloxacina (tavanic IV)

in seconda line, invece, abbiamo:

  • ceftazidima (glazidim)
  • cefepime (maxipime)
  • amikacina (bbk8)
  • gentamicina (gentelyn iniettabile)

in terza linea, abbiamo:

  • aztreonam (primbactam)
  • imipenem (imipem)
  • meropenem (merrem)

infine, come “ultima speranza“, troviamo i farmaci solitamente non testati in laboratorio, ma con riscontri positivi in clinica ospedaliera; tra questi abbiamo:

  • colimicina (colistina)
  • tobramicina (nebicina)
  • tigeciclina (tigacil)

Come potete leggere, esistono numerosissime (e qui ne ho elencate solo alcune) molecole in grado di attaccare E. coli, quindi è davvero molto molto molto molto difficile che sia resistente a TUTTI contemporaneamente.
Questa cosa è molto importante per arrivare al nocciolo della questione.

Il batterio “ultra resistente” oggetto della notizia NON É resistente a tutti gli antibiotici, ma è resistente anche ad uno di quelli trovabili nell’ultima categoria, ovvero quelli di “ultima speranza”: la colimicina.
Direte voi: “e allora perché questa notizia? Ci sono tutti quei diversi antibiotici da provare!”. Sì, esatto, infatti la donna colpita da questo particolare E. coli sta bene e non è affatto in pericolo di vita.
La cosa che ha creato notizia, però, è che negli stati Uniti non era ancora stato registrato nessun caso di batterio-resistenza relativa a questa particolare molecola da parte di E. coli.
Tutto qui.

Ovviamente, alcuni giornali nostrani (ma non solo, tranquilli) hanno completamente storpiato la cosa, creando allarmismi insensati e diffondendo anche informazioni sbagliate

Cattura
LiberoQuotidiano dimostra eccellenti capacità usando come esempio di batterio di E. coli quello che in realtà è il virus Ebola.
Cattura2
Sempre LiberoQuotidiano. Qui troviamo scemenze come il fatto che il batterio fosse resistente a tutto, oppure  il fatto che la colistina sia un antibiotico recentissimo (quando invece risale al 1949). Immancabile l’allarmismo di 1 morto su 2.

La risposta la troviamo nei case report originali, dove si evidenzia che all’interno di questo E. coli in particolare è stato trovato del materiale genetico codificante per la resistenza alla colistina, passatogli da un noto plasmide.

Conjugation
Fonte

Il plasmide è un piccolo filamento circolare di DNA a doppia elica, che si trova all’interno della cellula batterica.

Ha la capacità di spostarsi tra cellule anche diverse tra loro, ed è in grado di fornirgli caratteristiche vantaggiose.
In che modo avviene, però, questo passaggio di informazioni? Tramite coniugazione batterica, che è più semplicemente illustrata nell’immagine qui accanto.

 

 

Detto questo, esistono davvero batteri resistenti a tutti gli antibiotici in commercio (es. alcuni ceppi di Pseudomonas e di Burkholderia cepacea), ma si tratta di batteri non patogeni; questo significa che non sono una minaccia “reale”, ma lo sono per chi non è in grado di difendersi come gli immunodepressi o gli affetti da Fibrosi Cistica, in quanto il batterio è opportunista (ovvero che attacca il corpo in caso di mancata difesa).
Questo è uno dei motivi per cui la ricerca in merito ad antibiotici può rivelarsi tutt’altro che arrivata. La batterio-resistenza è tra i pericoli maggiori e più reali, perchè i tempi di ricerca sono decisamente più lunghi rispetto al tempo necessario ad un batterio ad acquisire nuove resistenze.
L’uso stesso degli antibiotici, se non controllata dal medico, può portare ad una resistenza batterica. Per questo motivo bisogna SEMPRE rivolgersi a chi di competenza prima di assumere un farmaco e, soprattutto, rispettando dosaggi e tempistiche.
Con questo non voglio dire che la colpa sia esclusivamente di chi assume il farmaco, infatti spesso è anche colpa di chi lo prescrive. Capita oramai troppo spesso che il medico conceda l’uso di antibiotici anche per piccoli problemi che magari non li richiedono.
Insomma: l’antibiotico è una cosa seria e non va usato ne prescritto con leggerezza, perché a farne le spese, in futuro, potrebbe esserci chiunque.

[JD]

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