♫♫Chemio Merda♫♫Chemio Colera♫♫ ♫♫Sei la rovina della Scienza Intera♫♫ — Together we #disagio

Oramai, per me, è una consuetudine poco piacevole incappare in affermazioni del genere:

“LA CHEMIO FA PIÙ MORTI DEI TUMORI STESSI!”
“È BIGPHARMA CHE CI VUOLE ANCORA MALATI!”
“LA CHEMIO È UNA MERDA, MEGLIO UNA MORTE DIGNITOSA”
“CON LA CHEMIO TI BUTTANO SOLO DENTRO ROBA RADIOATTIVA PER FARTI STARE PEGGIO”
“LA GENTE NON GUARISCE SE SI CURA E GUARISCE SE NON SI CURA”
“LA GUARIGIONE SPONTANEA È PIÙ PROBABILE DELLA REMISSIONE POST TERAPEUTICA”
(Ho scritto in capslock con fare denigratorio, però ho edulcorato decisamente i termini).

Nell’immaginario comune, quindi, la chemioterapia è vista in maniera ambigua, confusa spesso con la radioterapia e, in fondo in fondo, non in molti possono dire di sapere in cosa consiste.

Molti ne parlano, ma quanti realmente sanno cosa sia?

Ero indeciso se scrivere o meno su un argomento del genere, poi una strana fenomenologia social, quasi apotropaica di ogni mio dubbio e mi son dovuto ricredere: c’è bisogno di spiegare, c’è bisogno di parlarne, c’è bisogno di chiarire.

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Queste poche testimonianze, prese qua e là, svelano una grossa disinformazione che si può mettere su vari piani che affronteremo, con una sorta di “FAQ inversa”: partendo da domande che non trovano alcun fondamento se si fosse veramente a conoscenza dei fatti.
Un po’come scrivere la storia di Napoleone, partendo dalla domanda “ma voleva spadroneggiare sull’Europa perché aveva l’utero ostile?”.

Partiamo da un evergreen che costituisce il punto più succulento della questione:

“Non capisco perché ci sia un solo modo per curare il cancro? Possibile che ci sia solo la chemioterapia? È ovvio che ci tengono nascosto qualcosa!!!”

Da un certo punto di vista, questa domanda è la più comprensibile: chemioterapia, in realtà, è un “macrotermine” che include diverse scelte terapeutiche.
La chemioterapia, innanzitutto, indica una terapia perpetrata con agenti chimici biologici o di sintesi volti alla distruzione di agenti cellulari patogeni, cioè utilizzando sostanze citotossiche, che sono tossiche per le cellule.
Per cui, si parla di chemioterapia antimicrobica  (sì, ti fai la chemio pure se c’hai una laringite)e chemioterapia antitumorale o antineoplastica: la prima è indirizzata verso i batteri, funghi, parassiti, virus, ecc.;quindi ha una certa specificità ed una certa sensibilità verso cellule nettamente diverse dalle nostre; la seconda è preposta alla riduzione o al blocco della popolazione tumorale, ma si rivolge a cellule omologhe, ovviamente con una minor specificità e sensibilità.
Entrando nel merito, la chemioterapia antineoplastica è una delle scelte terapeutiche (non tutti i tumori si curano con la chemioterapia)che è ovviamente dipendente da:

  • La storia e lo stato di salute del paziente
  • Il tipo e la sede della malattia neoplastica
  • La stadiazione (classificazione TNM)
  • La valutazione di altre scelte terapeutiche, anche combinate (chirurgia e radioterapia)
  • La presenza di malattie pregresse

Al contrario di quanto si pensa, non viene assegnata così alla leggera e non è il gold standard per tutti i tumori (cioè il trattamento migliore o comunque più benefico).
L’obiezione, dunque, sull’univocità della cura (“ma può essere che esista solo la chemio??“)non trova molto riscontro nella realtà, sia perché non è effettivamente l’unica scelta: l’approccio terapeutico, molto spesso, è combinato e talora non prevede la chemio; sia perché vi è una varietà di farmaci, ognuno con la propria indicazione terapeutica (si rimanda a letture più specifiche sui chemioterapici, oppure si consiglia la lettura di testi concernenti la materia [Farmacologia-Principi base e applicazioni terapeutiche F.Rossi,V.Cuomo ed. Minerva Medica; Le basi farmacologiche della terapia di Goodman – Gilman – Brunton – Chabner – Knollmann  ed. Zanichelli]).
Per cui, è difficile dire che la chemioterapia sia l’unica cura quando esistono, innanzitutto, una serie di farmaci specifici ed una forte spinta della ricerca verso fattori inibenti determinati pathway (penso agli inibitori delle aromatasi, ai bloccanti VEGF, gli anticorpi antiHER2 nel tumore della mammella, ecc.).
Questo apre ad un interessante interrogativo che molto spesso si sente:

“Come può una cosa tossica e radioattiva curarti? È ovvio che si fa solo per mantenerti malato ed aumentare il ka$h!!”

E qui bisogna fare una considerazione duplice:

  1. Vi è una grossa confusione con la radioterapia, cioè una pratica terapeutica che utilizza agenti fisici citotossici, le radiazioni, per colpire le cellule tumorali che hanno una maggiore instabilità genomica (e qui sarebbe utile vedere questo video, oppure leggere questo topic dell’AIRC)e portartele verso l’apoptosi, ovvero il suicidio programmato della cellula.
    Per cui, sfatiamo il mito secondo cui esista un agente chemioterapico radioattivo che bombardi le cellule e le faccia esplodere: si sfruttano sempre percorsi di apoptosi, cioè pathway molecolari che portano la cellula al suicidio (prevalentemente).
    Quindi, chemio≠radio.
  2. Non giriamoci intorno, la chemioterapia (come anche la radioterapia)ha effetti avversi molto pesanti e molto frequenti, dati dalla loro aspecificità e la loro mancanza di caratteristiche di selettività, che via via si vanno, però, definendo grazie alla ricerca. Basti pensare che si è passati da composti di coordinazione del platino (cis-platino), ad oggi ancora utilizzati in alcune patologie, che si basavano unicamente sul danno sul genoma tout court (quindi con una finestra terapeutica risicata); per arrivare ai moderni anticorpi monoclonali indirizzati contro specifiche molecole, in grado di provocare una reazione immunogena contro il cancro.
    Per cui, la chemioterapia non è una cosa immutabile ferma agli anni ’70, ma è sta subendo una forte trasformazione.

Quando si parte per la tangente, si possono sentire considerazioni del tipo:

“Eh, ma il cugino di mio zio non ha fatto la chemio e sta benissimo”
“Eh, ma la cugina di mio nonno è morta per la chemio! Assassini i medici!”
“Eh, ma non funziona su tutti, chi si chi no! Secondo me non serve a niente!!”

E qui si cade nella famosa questione de’”mio cugino” o del metodo Brigliadori: prendere l’esperienza personale (diretta o meno)come baluardo incontrovertibile di una scienza ed una verità soggettiva e cangiante.
Purtroppo, l’esperienza è un valore conoscitivo molto importante;tuttavia , non sempre chi la vive è in grado di guardarla in maniera analitica, figuriamoci scientifica.
L’esperienza ha valore personale, ma la lettura di un fenomeno con occhio scientifico è un altro paio di maniche.
Ora, non ho nessuna intenzione di fare una disquisizioni sui massimi sistemi dell’esperienza.
Il punto è che ogni tumore è a sé stante, con caratteristiche peculiari, proprie di ogni individuo e questa grandissima variabilità si riflette sull’efficacia terapeutica e sull’insorgenza dei fenomeni di farmacoresistenza.
Quest’ultima insorge per motivi legati alla farmacocinetica del farmaco (non riesce ad arrivare a tutta la massa tumorale, viene metabolizzato in altra sede, ecc.)oppure per l’instaurarsi di nuove mutazioni e processi adattativi che collimano con il profilo mutante della cellula tumorale (mutazione dei trasportatori, degli enzimi, dei target nucleari e molecolari, ecc.).
Per cui, oltre ad essere inutili le esperienze altrui per un malato di cancro, non hanno un valore scientifico perché due persone che hanno avuto un tumore al polmone non hanno avuto la stessa malattia, sotto qualsiasi punto di vista, nonostante possano esser state trattate allo stesso modo.
Soprattutto, vi è una certa differenza fra l’analisi di una serie di casi, gli studi statistici fatti dagli epidemiologi  ed il confronto con iscritti a gruppi su Facebook che condividono ogni due per tre link di topic aberranti da fonti di dubbia sanità mentale (es.:mondosporco.blogspot *[B12] rabbrividisce*).

Altro leitmotiv che funesta il web, sul tema è:

“Ma non è detto che ti guarisce, a che serve rispetto ad una cura alternativa? Ti fa stare solo peggio!”

Oltre a ribadire che il timing sul cancro è fondamentale, mi pare estremamente importante mettere in chiaro un punto: la medicina alternativa e la medicina tradizionale non esistono.
Sono termini coniati da gente di dubbia competenza autodefinitasi come alternativa alla medicina, dunque, al di sopra delle prove scientifiche.
È anche complicato parlare di qualcosa di così assiomatico: non si può credere nell’efficacia di qualcosa che efficace non è, oltre ogni ragionevole dubbio.
Perché, io posso credere che le cure di Hamer, la medicina quantistica e la dieta dell’orologio di Lory Del Santo possano funzionare, però devo essere consapevole che siano mie opinioni e che la scienza non accetta le opinioni, ma si basa su ipotesi, dimostrazioni e discussioni (che sono tutt’altro).
O si comprende questo e, dunque, la medicina alternativa diventa la “medicina dell’effetto placebo”; oppure non si è scientifici, si abbandona il metodo scientifico e si entra nel “Metatutto” (e magari ci scappa il morto).
Per passare ad un aspetto più concreto, si fa ancora molta, ma molta, confusione sul lato economico della questione e spesso si sente:

“Le industrie lucrano e basta sulla morte e sulla chemio: come possono chiedere così tanto? Solo per svenare i poveri malati moribondi”
“Ma che secondo te i medici non prendono una percentuale su ogni chemio che prescrivono?”

Innanzitutto, molte volte mass media, blog scandalistici e giornali fanno del sensazionalismo (come qui)e le persone, che non hanno la buona abitudine di leggere tutto il malloppo, fanno un pout pourri fra il nostro SSN e altri (e qui, mi dilungherei volentieri sulla struttura dei sistemi sanitari, ma è meglio di no).
In Italia, mi preme ricordare che la maggior parte dei farmaci utilizzati per i trattamenti oncologici e per molte patologie molto più comuni sono di classe A o H, cioè a totale carico del SSN, senza ricadute sul cittadino, a meno di un eventuale ticket di costo variabile da regione a regione, ma ricordiamoci che esistono i codici di esenzione in base a reddito e patologia (come 048). Ovviamente, non è un sistema perfetto e ovviamente è pagato con le tasse da tutti; ma non è che la casa farmaceutica sia una dama di carità, prima di tutto una società e che quindi rende conto ai suoi azionisti/soci e neanche può spadroneggiare sul libero mercato.
Infatti, il prezzo dei farmaci di classe A ed H viene contrattato dall’AIFA, che controlla il prodotto e ne verifica la validità (e qui per non dilungarmi in una materia veramente intricata, giro quest’articolo).
Per cui, da qui a dire che il malato singolarmente viene svenato e che, sopratutto, il medico prenda una percentuale è quasi offensivo.
Allora dovremmo essere pieni di Gianluca Vacchi oncologi?
Mi piacerebbe fare dei confronti con i costi delle appendicectomie in America, dove la questione dell’assistenza sanitaria è ben più grave della nostra.

Purtroppo, in questa società dove si pensa essenzialmente ad aprire il computer e ad essere irrorati di notizie senza verificarne le fonti e senza avere gli strumenti per una lettura critica dei fatti, è ovvio che sia facile essere in balia delle opinioni altrui, finanche delle altrui elucubrazioni.
Per cui, io sono poco sorpreso delle comuni considerazioni sul cancro e sulla chemioterapia che ci sono in giro e che funestano la mia vita in continuazione; però io vorrei rilanciare su un punto molto sentito come quello economico.
È criminale la Pfizer, che è la più grande azienda farmaceutica che fattura 49 mld di dollari l’anno, con tutte le speculazioni del caso (ladri, assassini, capitalisti selvaggi, tutti le off-label che vi gonfiano le tasche ecc.)ed i misfatti, o la Boiron che fa 608 mln di euro/675 mln di dollari, ad oggi, basandosi su disinformazione, ignoranza e vendendo pillole di acqua e zucchero e/o prodotti di comprovata inutilità fatti con erbe varie ed altri ingredienti sciacquati?
Non saprei, magari un mondo senza medici, medicina e medicine sarebbe l’ideale. Ma preferirei un mondo senza ciarlatani, santoni e guaritori.
È peggio chi ti vende la medicina efficace ed è intercalato nel libero mercato oppure chi ti chiede dei soldi per “guarirti” e sembra anche che ti stia facendo una cortesia, rivelandoti un “sekretoh dellah Ka$tah” nascosto ai più e truffandoti?

Come sempre, io ritengo di non detenere nessuna verità assoluta.
E per questo mi piacerebbe analizzare quest’ultimo motto di quelli che “meglio morti che la chemio”:

“Come fai a supportare la chemio? Fa più morti del cancro!”

Io mi sono sempre dato una risposta molto confortante: se tutti i malati di cancro facessero la chemio e morissero non ci sarebbero più malati di cancro; quindi come fa la chemio a fare più morti del cancro?
Senza contare i casi in cui la chemioterapia incontra individui resistenti?
Smussiamo la domanda e cerchiamo di capirci meglio: difficilmente si muore di chemioterapia (tranne che qui)perché i dati mostrano un aumento della sopravvivenza→ se non si muore, si vive. E non sono sopravvissuti i seguaci di Hamer, chi si metteva la ricotta sotto al seno o gli sniffatori di fitolacca. Eh, no! Perché i dati provengono dagli ospedali, sono casi clinici, riguardano gente che si è fatta curare, che ha una cartella clinica e una storia di trattamento.
La Mereu, Dukan, la “Seven to stand”, Simoncini, la Brigliadori, Valdo Vaccaro e Pippo Franco (ma sì, anche loro sono “medici della vitah” alla fin fine)e, figuriamoci, Hamer comunicano i propri casi all’ISS? O lo raccomandano ai loro pazienti -pardon- clienti di farlo (come se potessero)?
Potremmo anche dare loro il beneficio del dubbio.
Ma la chemio può uccidere perché?
Può dare reazioni da ipersensibilità, può esacerbare altre condizioni patologiche, provocare altri tumori, può scatenare infezioni opportuniste talora fatali: come tutti i farmaci, la chemio ha il suo margine di rischio quantificato.
Però, il chemioterapico non è l’aspirina o l’imodium, non è il voltaren o la zigulì che vai in farmacia, metti in tasca e stop.
Il paziente oncologico ha un follow-up (ricordiamoci inoltre che i dati sono fatti su studi di coorte, quindi, letti in anni/persona)rigidissimo, non è lasciato a sé stesso e molti farmaci della terapia antineoplastica sono di fascia H, cioè ospedalieri perciò somministrabili solo da personale specializzato e sotto controllo medico.
Perché, l’onestà intellettuale di dire che la chemioterapia, come qualsiasi altro farmaco possa portare eventi avversi, anche fatali, bisogna averla.
E di chemio, si deve parlare.
Si deve dire che la mortalità da chemio è bassa (come detto dal presidente AIOM, nell’articolo su Lancet, sopra citato), ma i pazienti oncologici per lo più muoiono di tumore o per comorbidità varie.
Se si da per vero che il numero di tumori è in aumento (“Ah! Ci vogliono tutti morti e poveri, GOMBLODDO!1!!1!!11), si deve dare anche per vero l’aumento della sopravvivenza.

Per cui, dopo aver ammesso che non è la cura ideale, che ha effetti avversi pesanti talora letali, che le case farmaceutiche guadagnano sui malati di cancro (Eh, si! Perché l’alimentari della signora Pina che soddisfa la domanda:fame→offerta:cibo è nobile, l’azienda farmaceutica che soddisfa la domanda:salute→offerta:farmaci è immorale ed infame); comunque, mi pare impensabile continuare a sostenere tesi anti-chemio.
Ad oggi, la chemioterapia ed in generale l’approccio alle malattie oncologiche sta dando dei buoni risultati. E negli ultimi anni si son fatti progressi enormi, si son salvate molte più vite e si è ridata dignità a molti malati di cancro: di questo non si parla, immaginate un articolo: “La chemioterapia non è perfetta, ma funziona!”.
Io stesso ho dovuto scrivere un titolo a mo’di coro da stadio, perché so che nessuno avrebbe voglia di leggere un articolo in cui si elogia la chemio (ed io non lo sto facendo).

Forse, però, un complotto dietro tutto questo c’è. Ed i complotti ben fatti, sono quelli sfuggenti di cui non si capisce la ragione, ma si intuisce l’andazzo; non quelli “”svelati”” dal primo con un cretinismo dalle 2 ore di YouTube, che batte la tastiera componendo parole a caso, avulse dalla realtà, come una scimmia cappuccina con la sindrome di Creutzfeldt-Jacob.

Forse c’è un interesse a screditare la medicina e, più in generale, la scienza in virtù di pratiche pseudoscientifiche che si stanno lentamente intercalando nella società.
Un controcomplotto, un complotto nel complotto o una complotto che complotto non è?
[B12] risponde :”Boh!”
Per adesso, pare chiaro che la chemioterapia non è perfetta e sta migliorando costantemente. L’unico  contributo che si può dare è quello di supportare la ricerca come si può e di parlarne; perché tutte queste offese la chemioterapia non se le merita.

Peace.
[B12]

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4 thoughts on “♫♫Chemio Merda♫♫Chemio Colera♫♫ ♫♫Sei la rovina della Scienza Intera♫♫ — Together we #disagio

  1. Se gli interlocutori fossero persone razionali sarebbe facile spiegare che la scienza si evolve e si migliora, così come siamo passati dalle amputazioni senza anestesia per qualunque motivo al salvare gli arti.
    Ma non ci troviamo di fronte a persone razionali.

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    1. il problema principale non mi sembra l’essere irrazionali o razionali… ormai la gente, grazie alle varie politiche mediatiche che puntano tutto all’intrattenimento leggerissimo e l’informazione fai-da-te (vedasi le iene che parlano di argomenti scientifici secondo l’esperienza di soubrette o vecchiette ultracentenarie, oppure virus quando chiamò a discutere del cancro niente meno di Red ronnie, famoso medico mi dissero..)
      perciò la gente veicola il proprio malcontento e frustrazione su queste baggianate, autoconvincendosi che la scienza sia qualcosa di facile e comprensibile in pochi concetti, perciò riplasmabile a convenienza… per esempio la cultura popolare ci racconta che i colori dell’arcobaleno sono sette, mentre in realtà ogni onda di frequenza diversa dello spettro della luce visibile è un colore differente, di cui spiccano quei sette. lo scienziato dice che i colori sono sette, con cognizione di causa che in realtà son molti di più, l’analfabeta funzionale sostiene che son sette, senza se e senza ma, “perchè c’è il complotto delle case che producono spettrometri, perchè il mio macellaio ha visto l’arcobaleno due giorni fa e dice che sono sette,..” e discorrendo. il nostro problema non è che siamo diventati tutti scemi, è che ci impegnamo ad esserlo, perchè in fondo, finchè non ci tocca sul serio, ci fa comodo così no?

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