Vaccini: la parola all’esperto

L’attualità ci ha messo di fronte ad una triste verità: la (dis)informazione pseudoscientifica sta lentamente prendendo il sopravvento sulle masse.
Fatti di cronaca recenti come l’epidemia di morbillo, purtroppo malattia sottovalutata e talora “ricercata” con i “pox party”, i “measles party” ; gli eventi di inizio anno sulla meningite e la continua lotta fra vaccino/non vaccino stanno prendono una piega confusionaria e caotica, dove chi è competente ha difficoltà ad esprimersi liberamente e chi non lo è viene acclamato a furor di popolo.

Non serve a molto cercare caso per caso, dominio per dominio, sito per sito, dove stia la verità e dove no.
A volte, basta ricordare semplicemente i fatti per quelli che sono.
È diffusa ormai questo maniera di pensare alla “V per Vendetta”: il “sistema” esista solo come “una macchinazione diabolica atta a corrompere la vostra ragione e a privarvi del vostro buon senso”. Considerazioni sull’analfabetismo funzionale sono superflue: dire che in molti sono incapaci di comprendere, volenti o dolenti, non risolve il problema.
Un problema culturale, un problema la cui responsabilità è dell’istruzione (altro tasto molto delicato in Italia).

È proprio questo modo sospettoso e non indaginoso, pieno di pregiudizi piuttosto che di curiosità e domande che, in larga parte, ci ha portato allo status quo.
Vaccinazioni insufficienti, psicosi rebound, smentite, scontri mediatici inutili e squintalate di opinioni vomitate su un pubblico incapace per lo più di comprenderne  la portata, la veridicità e molto spesso il senso (ben diverso dall’essere ignoranti-N.d.R.).

Il vaccino e la vaccinazione, in particolare, hanno subito fortemente questa maniera di pensare, nonostante oggi il suo significato tecnologico, oltre che socio-sanitario, si è fatto ancora più forte: è lo strumento di prevenzione sanitaria per antonomasia.

Risultati immagini per incidenza malattie infettive anni pre e post vaccinazione
La prevenzione funziona ed esiste.

Unicamente con la prevenzione della malattia si ha il massimo benessere del paziente ed il massimo risparmio per il SSN: alla massima probabilità prevenire la malattia, si ha la massima probabilità di non dover utilizzare ulteriori e ben più costose cure.
Quest’ultima asserzione è quanto mai supportata dal lampante caso della poliomielite (leggetevi cos’è e più o meno quanto tempo durano i danni). Chiamatemi Balto, ma questo esempio si commenta da solo.

Il “sistema” lucroso, dunque, sembra darsi la zappa sui piedi (e questo scherzoso topic tratta nel merito questa questione).
Allora, cosa alimenta questa avversione talora feroce e spesso illogica verso il vaccino?
È una paura sproporzionata degli effetti collaterali? Si cercano capri espiatori?
Molto più semplicemente, oltre all’ovvio guadagno derivante dall’ignoranza e della disinformazione, è la mancanza di ratio critica e di una sana curiosità: tutto si riduce ad accendere il computer, aprire Facebook o YouTube e leggere indiscriminatamente di qualsiasi argomento di chiunque.
C’è questa opinione diffuse che leggere, non importa cosa, ma leggere e basta faccia cultura, informazione e senso del giudizio.
Forse, questo è colpa di grandi uomini del passato tuttologi, in un mondo dove la mole delle conoscenze era sicuramente minore e sopratutto c’era un’interconnessione fra discipline veramente distanti che adesso trova un senso relativo, ma di sicuro privo di alcuna operatività.
La mole delle conoscenze mediche cresce di anno in anno esponenzialmente e la medicina si sta sempre più cercando di adattare al paziente: scegliere una specializzazione significa sicuramente sacrificare una parte di “interesse” verso la totalità della disciplina medicina, ma non ignorarla.
Questo non se lo può permettere un medico, ma se lo può permettere l’antivaccinista medio educato dalle Alte Scuole del Web.

Bisogna, dunque, cercare di comprendere cosa c’è che non vada in questo modo di pensare e non lo dirò io che potrei essere lo “scemo del villaggio”: lo chiederemo a chi questi concetti ce li ha ben chiari da un bel po’ di tempo.
Se questa pare ad oggi una causa persa, allora, bisogna rimboccarsi le maniche e fare ancor più di quanto non si facesse prima!
È d’obbligo per quanti si ritengano uomini e donne di scienza, aiutare l’informazione, tutelare la propria professionalità e la passione per il proprio mestiere difendendo le conquiste della scienza, sopratutto biomedica che ha a che fare più direttamente con la quotidianità dell’individuo.

Ho deciso di intervistare il professor Giovanni Di Bonaventura, docente di Microbiologia Medica e di Medicina di Laboratorio presso l’Università degli Studi “G.D’Annunzio” di Chieti, il quale si è mostrato da subito affine con la mia apprensione rispetto a questa tematica.
Il suo curriculum e la mole delle sue pubblicazioni (oltre 173 articoli di cui è autore e co-autore) giustificano ampiamente la scelta nel renderlo partecipe in questa discussione su una tematica in cui la preparazione accademica è quanto mai indispensabile.

INTERVISTA

1) Spesso si accusa la medicina “tradizionale” di un certo immobilismo, che è chiaramente contrastante con la realtà della ricerca. Quali sono state le novità più importanti negli ultimi vent’anni nel campo della vaccinazione?

Nell’ultimo ventennio si è assistito ad una rivoluzione tecnologica che ha permesso non soltanto di riformulare i vecchi preparati vaccinali, rendendoli più efficaci e sicuri, ma anche di ottenere vaccini contro malattie che si ritenevano non prevenibili. Il principio empirico usato fin dai tempi di Pasteur per produrre vaccini (“isolare, uccidere e iniettare un germe”) funzionava, infatti, soltanto per microrganismi antigenicamente stabili. Negli ultimi anni è stata sviluppata la strategia della reverse vaccinology che, partendo dalla lettura dell’intero patrimonio genetico di un microrganismo (virus, batterio), ci ha permesso di allestire vaccini costituiti soltanto da parti indispensabili alla risposta immune, scartando tutto ciò che è inutile o pericoloso per l’ospite. Vaccini di questo tipo sono stati ottenuti contro patogeni mutevoli, come il meningococco B, il cui «trasformismo antigenico» permette loro di eludere i meccanismi di riconoscimento del sistema immunitario. Una ulteriore opportunità è data dalla vaccinologia strutturale che, attraverso tecniche di ingegneria genetica, modifica la struttura tridimensionale delle proteine virali e batteriche al fine di ottenere proteine dalle capacità antigeniche migliorate. In tal modo, si potrebbero ottenere vaccini universali in cui il sistema immunitario è in grado di riconoscere non soltanto il ceppo utilizzato per la progettazione del vaccino, ma anche tutti gli altri in circolazione.

2) È molto comune sentir dire che i bambini non andrebbero vaccinati, perchè ancora “immaturi”. Perché i bambini vanno vaccinati ed è relativamente sicuro farlo?

La vaccinazione ha inizio nel III mese di vita, ossia quando il sistema immunitario del bambino è in grado di rispondere, in maniera sicura, alla vaccinazione. Ritardare la vaccinazione da un lato esporrebbe il bambino ad un rischio protratto di contrarre malattie gravi e frequenti nei primi mesi di vita, dall’altro non aumenterebbe di per sè la sicurezza dell’atto vaccinale.
Riguardo ad un possibile “sovraccarico da vaccinazione” del sistema immune del bambino, basti solo pensare che, se così fosse, la gran parte dei neonati non sopravvivrebbe alla moltitudine di virus, batteri e funghi che si trova a fronteggiare subito dopo la nascita. Il numero degli antigeni contenuti nei vaccini è enormemente minore ed impegna non più dello 0.5% del sistema immunitario di un lattante. E’ inoltre importante ricordare che la capacità di rispondere ad una grande varietà di microrganismi viene acquisita, mediante la produzione dei linfociti B e T, già durante il periodo fetale e più precisamente a partire dalla XIII settimana di gestazione.

3) Secondo lei, il non vaccinato costituisce un costo sociale in più?

Assolutamente sì. E’ stato ampiamente dimostrato che la mancata vaccinazione si associa ad un rilevante “costo sociale”, sia in termini di salute (qualità della vita) che economici (costi diretti e costi indiretti): persistenza del numero dei casi di malattia e, quindi, di ospedalizzazioni; perdita di giornate lavorative e scolastiche per malattia, nonché aumento del numero di prestazioni fornite dal sistema previdenziale (INPS). Ad esempio, per l’Italia è stato calcolato che la vaccinazione di tutti i cittadini tra i 50 e i 64 anni contro l’influenza porterebbe, a fronte di un investimento massimo di 76 milioni di euro, un risparmio per il SSN pari a 746 milioni di euro, con un rapporto costo/beneficio di 1 a 1024.

4) Il richiamo del vaccino: perché si deve fare?

E’ indispensabile per mantenere l’efficienza e la “memoria” del sistema immunitario e, di conseguenza, garantire la protezione vaccinale. Il nostro sistema immunitario è infatti dotato di “memoria”, ossia è in grado di riconoscere un microrganismo, attivando una risposta immunitaria, solo a seguito di un precedente incontro. La durata della protezione dipende dalla capacità di un vaccino di indurre la memoria immunitaria. Tutti i vaccini utilizzati negli attuali programmi di vaccinazione inducono la memoria immunologica. Alcuni di essi, però, dopo la somministrazione del ciclo di base hanno bisogno di periodici richiami, indispensabili quando si tratta di malattie il cui periodo d’incubazione è breve (es. la difterite, 2-5 giorni; il tetano, 8-12 giorni), sufficientemente da non consentire ai “linfociti B memoria” di attivarsi e, quindi, innescare una risposta immunitaria.

5) Ha delle riserve su alcuni vaccini? Secondo lei, la profilassi vaccinale (obbligatoria e consigliata) è corretta?

Personalmente non ho alcuna riserva, sia sui vaccini che sulla adeguatezza della attuale profilassi vaccinale.

6) Diversi suoi colleghi scienziati, sostengono il pensiero antivaccinista. Cosa pensa di medici ed infermieri, o comunque dei professionisti della salute e della ricerca, che li sconsigliano? Quale misure dovrebbero prendere le autorità competenti nei loro confronti?

Fatte salve alcune situazioni in cui il medico deve omettere o differire un intervento vaccinale (come, ad esempio, in presenza di alcuni stati di deficit immunitario), sconsigliare la vaccinazione ai pazienti va oltre la violazione del codice deontologico. Pertanto, ritengo sia opportuno che in questi casi vengano avviati procedimenti disciplinari che possano finanche prevedere la radiazione.

7) In Emilia Romagna, per iscrivere i propri figli all’asilo è necessarie essersi vaccinati. In alcuni paesi come l’Australia, ci sono delle misure di sanzione misure di sanzione per chi non vaccina i figli. Secondo Lei sono misure congrue? Quali misure suggerisce per aumentare la copertura vaccinale? 

Il dilemma se raccomandare la vaccinazione o renderla obbligatoria esiste ed assume i contorni di un conflitto bioetico. Vaccinarsi è sì una decisione personale a forte componente emotiva, ma assume soprattutto un valore collettivo e sociale. Il ricorso al Piano dei vaccini 2017/2019 da parte del Ministero della Salute si è reso necessario per l’abbassamento della copertura vaccinale al di sotto del livello ritenuto di sicurezza del 95%, causato proprio da una crisi della profilassi. Per questo, ritengo sia importante normare una importante forma di protezione per i nostri figli. A tal riguardo, in Australia un semplice provvedimento ha fatto inaspettatamente innalzare di 3 punti percentuali le coperture vaccinali in soli 6 mesi. Il programma “no jab no pay” ha tolto infatti gli assegni famigliari ai genitori che non hanno vaccinato i propri figli. Potrebbe essere un esempio da seguire anche in Italia.

8) Cosa pensa del caso Wakefield, il cavallo di battaglia di tutti gli antivaccinisti? Quali sono le argomentazioni utili per smentire la correlazione vaccini-autismo?

Esistono numerosi studi di popolazione che hanno smentito, in maniera chiara ed inequivocabile, il nesso di causalità tra autismo/disturbi gastrointestinali e vaccinazione MPR (Morbillo-Parotite-Rosolia) suggerito nel 1998 da Andrew Wakefield in una pubblicazione su “Lancet”. Numerose irregolarità vennero inoltre riscontrate nella sua ricerca: alcuni dei bambini esaminati avevano manifestato i segni di autismo regressivo prima che fosse loro somministrato il vaccino, altri in realtà non manifesteranno mai alcun sintomo. E’ inoltre emerso che Wakefield ha effettuato sui bambini test molto invasivi ed evitabili come la colonscopia senza il consenso dei genitori. E tanti sospetti sono nati anche sulla reale motivazione che spinse il medico inglese nella sua crociata contro il vaccino MPR. Il suo studio aveva ricevuto un finanziamento da parte di un gruppo di avvocati di famiglie con bambini autistici che intendevano intraprendere un’azione legale di risarcimento. Inoltre, circa 1 anno prima della pubblicazione del suo studio Wakefield aveva sottoposto all’Ufficio Brevetti di Londra un brevetto per un nuovo farmaco che a suo dire fungeva sia da vaccino contro il morbillo sia da terapia contro le malattie infiammatorie intestinali (colite ulcerosa e malattia di Crohn). In altre parole, si è trattato di una vera e propria frode scientifica. E per questo è stato radiato dall’ordine dei medici. Questa vicenda conferma che in questo ambito le scelte debbono essere basate su argomenti scientificamente corretti, anche se non sempre sono quelli che provocano più scalpore e, quindi, una importante eco mediatica.

9) Con onestà intellettuale, bisogna ammettere che i vaccini possono avere degli effetti collaterali.
Secondo lei, questi effetti in che misure incidono sugli assistiti e sono una buona ragione per non vaccinarsi?

Non vi è dubbio che anche i vaccini, alla stregua di tutti i farmaci, possano causare effetti collaterali. Il vaccino ideale, infatti, è quello in grado di indurre la migliore risposta immunitaria e provocare la comparsa del minimo numero di eventi avversi. La presenza di effetti collaterali non può, tuttavia, essere presa a pretesto per non vaccinarsi o per mettere in dubbio l’utilità dei vaccini. Nella stragrande maggioranza dei casi trattasi infatti di effetti collaterali di lieve entità e per di più transitori, quali febbre moderata e reazioni infiammatorie (rossore, gonfiore, calore e dolore) nel punto dell’iniezione. Pertanto, sebbene possibili, gli effetti collaterali sono considerati accettabili, proprio perché il vaccino che li causa ci difende da un rischio assai più grande.

10) Come direbbe ad un genitore antivaccinista che il figlio danneggiato dai vaccini (ipse dixit), si sbaglia? Come convincerebbe gli scettici sui vaccini che si sbagliano?

Premesso che “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”, ad un genitore direi che nel 2015 quasi 6 milioni di bambini sono morti prima di compiere cinque anni: circa 16.000 al giorno, oltre la metà a causa di malattie prevenibili anche grazie ai vaccini. Questo vuol dire che la probabilità che avrebbe suo figlio di poter festeggiare il quinto compleanno è quattordici volte superiore rispetto ad un suo coetaneo dell’Africa Subsahariana.

11) Esiste anche un vaccino omeopatico: cosa ne pensa? 

Non penso sia corretto parlare di “vaccino” omeopatico. In realtà si tratta di prodotti, derivanti o meno da materiale biologico, che possono aumentare le difese dell’organismo, a volte forse anche in modo specifico verso alcuni virus o batteri, ma non hanno assolutamente la capacità di indurre la produzione in quantità di anticorpi specifici verso quel determinato microrganismo. Come, invece, accade a seguito di vaccinazione.

12) Lei si vaccina e fa vaccinare i suoi cari?

Assolutamente sì. Oltre che un diritto, ritengo la vaccinazione un dovere sociale. Da cittadino e da genitore.

13) Il morbillo: il boom di questi ultimi tempi ci ha lasciato spiazzati davanti alla mancanza di corretta informazione. Cosa ne pensa? Perché è sbagliato ritenere innocuo il morbillo come molti fanno?

Il morbillo può essere contratto sia in età giovanile che adulta. Negli adulti, la malattia è molto pericolosa potendo causare gravi otiti, polmoniti e danni al sistema nervoso centrale (quali encefaliti) in un caso su 1000, provocando addirittura la morte in circa 30-100 casi ogni 100.000 persone colpite (Istituto Superiore di Sanità). Purtroppo, oltre la metà dei 700 casi registrati da gennaio 2017 (pari ad un incremento del 230% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno) interessa una fascia di età dai 20 ai 40 anni, a causa della presenza di sacche di popolazione non vaccinata o che non ha completato il ciclo vaccinale. E la situazione potrebbe diventare ancora più drammatica nei prossimi mesi, considerato che il tasso di contagiosità del morbillo è quattro volte più elevato di quello dell’influenza. Pertanto, il problema non deve essere assolutamente sottovalutato. E’ necessario, pertanto, che le Regioni mettano in atto il piano vaccinale quanto prima.

14) Ci può lasciare una considerazione sui politici che detengono posizione di potere e che hanno posizioni antivacciniste (in particolare sul caso di Vaxxed)

Ritengo sia stato giusto aver impedito la divulgazione del documentario Vaxxed, ancor di più perché proposto in una sede istituzionale. Non ha alcun senso riflettere ancora su una teoria anti-vaccinale, già ampiamente sconfessata da numerose evidenze scientifiche. In Italia, purtroppo, i media spesso considerano la Scienza alla stregua di un tema politico, quasi potesse essere basata soltanto su opinioni e non su fatti e prove. La Scienza non può e non deve essere democratica. Stiamo vivendo una caduta dei temi di riconoscimento dell’autorità, mettendo in discussione anche quella di una comunità tra le più riconosciute, quella scientifica.

Ulteriori commenti alle parole del professore sono superflui.

Vaccinatevi, fate vaccinare i vostri cari e quando non sapete le cose STUDIATE!

[B12]

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