Le differenze tra vaccini e anticorpi monoclonali.

Gli anticorpi monoclonali sono, come suggerisce il nome, una serie di anticorpi identici tra loro, che hanno la funzione di legarsi in modo specifico ad una particolare sequenza di amminoacidi ”target”.
Questa loro peculiarità, permette al sistema immunitario di individuare immediatamente una sostanza specifica, quindi di concentrarsi su di essa per attaccarla e, eventualmente, eliminarla dall’organismo.
Possiamo distinguere gli anticorpi monoclonali per tipologia

  • Nudi, ovvero non coniugati a molecole diverse
  • Coniugati, ovvero uniti a farmaci o isotopi radioattivi

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Nel caso di quelli coniugati a farmaci, si possono inviare in modo molto preciso gli anticorpi con il principio attivo necessario a eliminare il target specifico. Questa tecnica riduce gli effetti collaterali in modo drastico, grazie appunto alla sua azione estremamente mirata.
Gli isotopi radioattivi, invece, vengono usati prevalentemente nelle terapie antitumorali seguendo lo stesso principio della coniugazione al principio attivo.

Possiamo inoltre distinguerli per metodo di utilizzo

  • Diagnostica
  • Fini terapeutici

Nel primo caso, gli anticorpi monoclonali vengono sfruttati per individuare la presenza di antigeni specifici, rendendo quindi noti eventuali batteri, virus, proteine o marker tumorali.

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Un esempio di un comune strumento diagnostico: il test di gravidanza

Nel secondo caso, si tratta, ovviamente, di un uso atto a concretizzare una terapia specifica (antinfiammatoria, antitumorale, immunosoppressiva…).
La grande difficoltà nell’affermazione di questo tipo di terapie è dovuto principalmente a due fattori:

  1. Il costo
  2. I rischi

Sembra banale dirlo, ma queste terapie sono fortemente limitate dal costo di produzione e, quindi, dal relativo prezzo a cui devono essere venduti per garantire gli introiti necessari a continuare le ricerche. Ci sono infatti farmaci a base di anticorpi monoclonali che superano senza nessun problema i 30’000€ a paziente (spesa che, comunque, è a carico del SSN e non del singolo individuo): l’esempio più noto nell’ultimo periodo è legato al Sofobuvir, il farmaco che permette di guarire dall’epatite C.

Relativamente ai rischi, bisogna prendere in considerazione il tipo di terapia e il tipo di anticorpo utilizzato (murino o umano). Si parla, comunque, dei casi in cui l’organismo sottoposto alla terapia produce degli anticorpi che vanno a contrastare gli anticorpi monoclonali stessi, in quanto vengono riconosciuti come agenti estranei. Si tratta perciò di un rischio indiretto per l’organismo, ma che rende inefficace la terapia stessa.

 

Se non vi è ben chiaro cosa siano sostanzialmente gli anticorpi monoclonali, vi invito a rileggere la parte precedente, in modo da capire al meglio la differenza con quella che arriverà adesso.

 

Il vaccino è una sostanza che puó contenere parti di DNA, rNA, frammenti di capsidi, parti di parete cellulare o proteine, trattati in modo da mantenere le proprietà degli antigeni. Questi frammenti hanno origini differenti: possono provenire, infatti, da virus, batteri o tossine e hanno lo scopo di stimolare il sistema immunitario a produrre gli anticorpi specifici per gli antigeni di cui sopra.

Esistono diversi tipi di vaccino

  • Vaccini attenuati
    Si tratta, per esempio, dei vaccini contro MPR e varicella. Sono composti da batteri o virus con una capacità replicativa molto molto bassa, in modo tale che non causino la malattia verso la quale dovrebbero proteggere, ma con una potenza necessaria a provocare la risposta immunitaria che porterà alla creazione degli anticorpi specifici. Il problema principale con questo tipo di vaccini, è la loro limitata capacità di proteggere l’individuo nel lungo tempo.
  • Vaccini inattivati
    Un esempio è il vaccino antinfluenzale. Questo tipo di vaccino, si ottiene modificando attivamente il patogeno, impedendogli di replicarsi. Questo può avvenire in due modi: tramite calore (provocando però la denaturazione proteica) o tramite inattivazione chimica con formaldeide o agenti alchilanti. Diversamente dai vaccini attenuati, questi necessitano di più richiami per mantenere l’immunità, però sono estremamente più sicuri.
  • Vaccini a subunità
    Sono, per esempio, i vaccini contro tetano, pertosse o meningite batterica.
    Possono essere composti da antigeni ricavati dal patogeno (o dalle tossine da esso prodotte) oppure da polisaccaridi capsulari purificati.
  • Vaccini con antigeni sintetici
    Un esempio è il vaccino contro l’epatite B. Vengono prodotti attraverso il DNA ricombinante, ma non hanno un grande livello di protezione, infatti spesso si parla di tolleranza alla malattia, piuttosto che di immunità totale.
  • Vaccini vivi
    Questo tipo di vaccino si ricava direttamente dalle cellule dell’organismo che si vuole immunizzare. Il risultato si ottiene tramite infezione delle cellule con un virus citopatico non letale per le cellule, o tramite l’inoculazione di plasmidi.
  • Vaccini coniugati
    Sono per esempio i vaccini contro i meningococchi. Si tratta di una combinazione di differenti vaccini ottenuti da patogeni attenuati.

Parlando del rischio legato al vaccino attenuato, possiamo dire che i casi di malattia provocata dal vaccino stesso sono estremamente rari e, comunque, si presentano in una forma lieve. Questo può avvenire comunque solo nel caso del vaccino contro la varicella.
Le manifestazioni avverse dei vaccini sono tutte molto rare e, nei casi più comuni, riguardano febbre e gonfiore nel sito di inoculazione. I casi più gravi, nell’eventualità che ci siano, sono comunque molto molto molto minori (in numero di casi segnalati) rispetto agli effetti gravi di una malattia contratta a causa della mancata vaccinazione.

 

Dunque, se avete compreso bene quello che ho scritto, sperando di essermi spiegato il più semplicemente possibile, dovrebbe esservi ben chiaro che VACCINO ≠ ANTICORPO MONOCLONALE.


Il vaccino è una misura preventiva per proteggere da una malattia prima che questa si manifesti o, meglio ancora, per evitare totalmente l’insorgenza della stessa.
Gli anticorpi monoclonali, invece, vengono utilizzati come terapie per delle malattie che sono in corso nell’organismo. Vengono usati come terapia, non come prevenzione.

 

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